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Venetorum Angulus 08-11-2022

STORIA DEI VENETI /8 - Le Signorie e i tentativi di unificazione nazionale

I secoli XIII e XIV sono densi di vicende, sono il vero tesoro nascosto per ogni storico veneto, tanto che dovremo dedicare molti sottocapitoli di "Storia particolare". Per la "Storia generale" sono i due secoli di preparazione all'unificazione repubblicana e qui ne descriviamo i tratti essenziali in modo generale.

 

 

La Storia della nazione veneta dei secoli XIII e XIV, per quanto riguarda i territori sottoposti alla giurisdizione imperiale, va studiata su due percorsi: quello della nazione nel suo complesso e quello delle singole signorie prese una per una. In questo capitolo prendiamo la prima strada, lasciando la specifica trattazione delle vicende di Treviso, Padova, Vicenza, Verona, Friuli e di altri territori, momentaneamente sullo sfondo, per riprenderla a parte a tempo debito.

Dal punto di vista complessivo è rilevante notare la ben percepita omogeneità culturale, storica, geografica e demografica che queste terre avevano, dimostrata dal fatto che i tentativi di espansione, o perfino di egemonia, delle singole Signorie sulle altre erano sempre rivolti all’interno del territorio veneto, nel tentativo di unificarlo. Il primo tentativo parzialmente riuscito, ma effimero, fu quello di Ezzelino III da Romano a metà del Duecento.

Appartenente alla casata di origine germanica dei Da Romano, detta degli Ezzelini perché tutti i capostipiti portarono il nome di Ezzelino, fin da giovane si inserì nella politica veneta caratterizzata dalle lotte locali tra i vari Conti e inizialmente ebbe un ruolo dalla parte dei Comuni per conto della ricostituita Lega Lombarda, ma dopo il 1230 il suo orientamento fu chiaramente di stampo ghibellino, ovvero filoimperiale, in relazione stretta con la grande figura di Federico II – detto stupor mundi – che aiutò a prendere Verona nel 1236 e Padova nel 1237. A suggellare l’amicizia, l’imperatore diede la sua giovane figlia naturale Selvaggia in sposa a Ezzelino III con nozze solenni celebrate nella storica chiesa di San Zeno, a Verona, nel giorno di Pentecoste del 1238; subito dopo lo nominò vicario imperiale per i territori compresi tra le Alpi e il fiume Oglio, praticamente quasi l’intera Venetia storica, con l’eccezione del lembo di terra compreso tra l’Oglio e l’Adda nonché del litorale adriatico che, come si sa, costituiva il Dogado e apparteneva alla Repubblica Serenissima indipendente.

La morte improvvisa di Federico II nel 1250 tolse la protezione imperiale a Ezzelino III e iniziò contro di lui una furibonda guerra, fomentata anche dal papa in funzione antimperiale, che coinvolse molte casate nobili guelfe di tutta Italia, non solo venete. Nel 1259, presso Soncino (oggi in provincia di Cremona) infine capitolò e, ferito gravemente, morì dopo aver rifiutato i sacramenti e fu sepolto in terra sconsacrata. Anche il fratello Alberico, che controllava ancora Treviso, fu trucidato con tutta la famiglia e così ebbe fine il primo tentativo di unificazione delle terre venete imperiali.

Terre venete che continuarono ad essere viste anche nel Trecento come un unicum, pur nella loro frammentazione politica e amministrativa, se è vero che Dante nel suo esilio fu ospitato sia dagli Scaligeri veronesi che dai Da Camino trevisani, riservando a entrambe le casate dediche prestigiose nei versi immortali della Divina Commedia, e che Petrarca visitò la Repubblica di Venezia, rimanendone ammirato per la bellezza e per la libertà, prima di fermarsi a vivere ad Arquà, alle pendici dei Colli Euganei padovani.

Fu Can Francesco della Scala, più noto come Cangrande I, a dar luogo alla seconda unificazione, stavolta parziale, dell’entroterra veneto. Signore di Verona, strenuo ghibellino, valoroso stratega e condottiero, nell’arco della sua breve vita (morì a soli 38 anni di una patologia intestinale dovuta a congestione oppure avvelenamento, o forse a una malattia rara, come risulta da recenti studi sul DNA dei suoi resti) partendo dal veronese conquistò i territori di Vicenza, Padova, Belluno, Feltre, Bassano e infine Treviso, dove trovò la morte proprio quando raggiunse l’apice del proprio potere. Dopo la sua morte, la casata degli Scaligeri progressivamente declinò, fino a venire soppiantata dai Carraresi padovani che furono protagonisti della parte finale del XIV secolo.

Padova era tornata ad essere una città ricca e prestigiosa, con i Da Carrara erano arrivati a contendere territori sul confine con la Repubblica di Venezia e avevano sconfitto vicentini e veronesi in guerre locali, fino a diventare la più potente casata veneta con chiare ambizioni egemoniche. L’improvvisa crescita dei Visconti di Milano vide buona parte dei territori che furono degli Scaligeri, definitivamente decaduti nel 1387, finire sotto il dominio visconteo di Gian Galeazzo, il quale morì però di peste nel 1402 lasciando i territori al piccolo figlio Filippo Maria, di fatto in balia delle brame dei Carraresi.

I Carraresi avevano già sfidato apertamente la Repubblica di Venezia nella Guerra di Chioggia (1378-1381; ne tratteremo con un apposito paragrafo a parte) dove appoggiarono da alleati Genova e dove misero in seria difficoltà la Serenissima, senza tuttavia riuscire a sconfiggerla. La crescita economica e quella, conseguente, di prestigio politico di Padova era tale, dopo la vittoria sugli Scaligeri nelle guerre locali della seconda metà del XIV secolo, che all’improvviso indebolimento dei Visconti diventava normale la candidatura di Francesco I Novello da Carrara a dominatore dell’intero entroterra veneto. La Repubblica Serenissima, che aveva sempre controllato l’entroterra senza mai volerlo dominare direttamente per non sobbarcarsene gli oneri, stavolta non poté stare a guardare e intraprese un’intensa attività diplomatica per tutelare i propri interessi, ben sapendo che questo avrebbe potuto portare allo scontro aperto con Padova. I territori di Motta di Livenza - primogenita della Serenissima – e di Treviso (dopo la Guerra di Chioggia) erano già diventati parte della Repubblica di Venezia, ma ora era giunto il momento storico per un salto di qualità. Ne tratteremo nel prossimo capitolo, parlando della finalmente definitiva riunificazione sotto una sola entità politica sovrana della patria veneta: sarà il racconto del XV secolo.

 

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