STORIA DEI VENETI /16 - La fine dell'indipendenza (1797 - 1815)
Ripercorriamo la dolorosa pagina della fine della Repubblica Veneta e il periodo napoleonico che vedrà le terre venete passare due volte di mano tra francesi e austriaci, fino al Congresso di Vienna che sancì la dominazione austriaca come definitiva.

Nel mese di luglio del 1789 iniziò la Rivoluzione Francese che avrebbe sconvolto la Storia di Francia, d’Europa e del mondo intero in modo perpetuo. L’abbattimento dell’Ancien Régime segnò la fine del sistema politico basato sul binomio “Trono + Altare”, cioè del potere detenuto da nobiltà e clero con il resto della popolazione genericamente compresa dentro il cosiddetto “Terzo Stato”. L’accresciuto potere economico della borghesia mercantile determinò la spinta a rovesciare l’ordine millenario che aveva retto le sorti delle varie nazioni europee, per dare vita a un nuovo ordine nel quale il potere fosse detenuto da istituzioni formalmente democratiche e, come si vedrà nei secoli successivi, in realtà dirette dai nuovi ricchi, detentori dei capitali finanziari e materiali acquisiti con i commerci e l’industria. Tutta Europa fu travolta dalle orde napoleoniche che dapprima partirono per portare la Rivoluzione ovunque, poi servirono per un quindicennio il sogno neo imperiale del loro Generale Bonaparte, tramite il quale furono sconvolti i regimi preesistenti nelle terre progressivamente conquistate.
Tra questi ci fu anche, disgraziatamente, la Repubblica Serenissima Veneta che rimase in vigile attesa nei primi anni Novanta del XVIII secolo, venendo informata delle inenarrabili atrocità che i rivoluzionari compievano sulle popolazioni cattoliche restìe a sottomettersi al Nouveau Régime rivoluzionario, violentemente anticlericale. Fu per questo che nel 1796 la Repubblica Veneta concedette il passaggio sul suo territorio alle armate asburgiche e francesi in conflitto tra loro, sperando che la neutralità dichiarata garantisse di preservare la sovranità dello Stato e l’incolumità della popolazione. Purtroppo non fu così e Napoleone, ancora al servizio del Direttorio che comandava in Francia, ottenne dai suoi superiori il permesso di compiere ripetute provocazioni e violazioni delle condizioni di neutralità, fino al colpo di mano che portò all’abdicazione dell'ultimo Doge, Ludovico Manin, e del Maggior Consiglio in data 12 maggio 1797 (passata alla storia come "El tremendo zorno"), fatto che decretò la fine della millenaria Repubblica Veneta e portò al passaggio di potere nelle mani del Bonaparte il 16 maggio successivo.
La fine della Repubblica avvenne in modo inglorioso, senza combattimenti e senza gesti d’onore, ma va compreso nel contesto di quel preciso momento storico: resistere alle orde napoleoniche era impossibile con i mezzi a disposizione e avrebbe solo comportato un massacro, probabilmente anche dei civili, come avvenuto in Vandea solo pochi anni prima e come avevano fatto capire le spietate repressioni dei moti popolari spontanei contro i nuovi occupanti, su tutti quelli passati alla Storia come Pasque Veronesi, dove tanto fu l’eroismo e proprio per questo fu furibonda la violenza genocida dei rivoluzionari. Non è da escludere che l’abdicazione degli organi sovrani fosse stata compiuta nella speranza di una futura restaurazione e, va riconosciuto, questa sarebbe stata una strategia lungimirante, dato che alla fine del flagello napoleonico una Restaurazione vi fu, al Congresso di Vienna. Purtroppo non riguardò i territori veneti, per l’evoluzione dei fatti successivi che portarono il dominio asburgico a sostituire quello francese.
Il periodo tra il 1797 e il 1815 fu pertanto un periodo di grande agitazione per i territori veneti, con una serie di cambiamenti politici e sociali significativi che hanno segnato profondamente la storia della regione e i cui effetti tragici si sono perpetuati fino a oggi. Secondo accordi che il Bonaparte aveva formalmente già preso con l’Impero Asburgico in occasione dell’armistizio di Leoben del 17 aprile - quindi prima che la Repubblica Serenissima venisse sottomessa e come prova della malafede del generale corso - i territori veneti passarono sotto il controllo dell'Austria con il trattato di Campoformio del 17 ottobre 1797 che sancì la fine della prima coalizione antifrancese e la cessione da parte dell'Austria della Lombardia, dell'Emilia, della Romagna e di altre terre italiane alla Francia. In cambio, la Francia riconobbe l'annessione austriaca di Venezia con tutto lo Stato da Tera e si impegnò a consentire all'Austria di acquisire alcuni territori tedeschi.
Il Veneto rimase sotto il controllo austriaco fino alla Pace di Presburgo del 26 dicembre 1805, quando l'Austria cedette i territori veneti a Napoleone Bonaparte come parte del trattato di pace. In seguito, il Veneto fu incorporato nel Regno d'Italia, nato formalmente pochi mesi prima con l’incoronazione di Napoleone il 17 marzo del 1805.
Il dominio francese fu caratterizzato da un'intensa repressione politica e sociale, con la soppressione delle antiche istituzioni veneziane e la creazione di nuove strutture di governo controllate dai francesi, nonché da una sorta di istituzionalizzazione della Massoneria che servì per facilitare la cooptazione di una classe dirigente locale, fedele agli ideali rivoluzionari, presso il notabilato delle città dell’entroterra veneto. Tutto ciò portò a una crescente opposizione da parte dei veneti, che cercavano di mantenere la loro identità culturale e politica di stampo cattolico tradizionale, fedele a San Marco. Furono diversi gli episodi di moti di ribellione locali, diffusi a macchia di leopardo su tutto il territorio e sempre soffocati nel sangue con inusitata spietatezza da parte dei rivoluzionari francesi. Per questo motivo, la caduta di Napoleone fu accolta con sollievo dai veneti, anche se a essa non seguì la liberazione e la riconquistata indipendenza, ma il ritorno degli austriaci che, almeno, erano cattolici come i veneti e avevano dimostrato maggiore rispetto delle abitudini e degli stili di vita locali durante la loro prima occupazione. Per sancire ufficialmente l’annessione dei territori della Repubblica Veneta sotto il suo dominio, l’Imperatore d’Austria Francesco si fece prestare giuramento dai maggiorenti veneti nella Basilica di San Marco nel 1814, marcando il territorio ancora secondo le modalità dell’Antico Regime; su questo episodio molto vi sarebbe da discutere, dato che fu usato come giustificazione al Congresso di Vienna per far considerare i possedimenti veneti come parte della “Restaurazione”, negando loro il ritorno allo status quo ante rispetto all’uragano napoleonico.
Dopo la caduta definitiva di Napoleone nel 1814, il Veneto fu perciò ceduto all'Impero austriaco in base ai termini del Congresso di Vienna del 1815. Questo segnò ufficialmente la fine del periodo di dominio francese e quindi il “ritorno” alla sovranità austriaca, che avrebbe governato la regione fino alla sua annessione all'Italia nel 1866, fatto salvo quanto vedremo circa i fatti di metà secolo XIX.
Nel dipinto, L'abdicazione dell'ultimo Doge e del Maggior Consiglio del 12 maggio 1797)
