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Venetorum Angulus 23-02-2023

STORIA DEI VENETI /15 - Il Settecento (XVIII secolo)

L'ultimo secolo di indipendenza per la Repubblica Serenissima è un secolo con poche tensioni e con una politica di neutralità vigile, mentre il baricentro della politica si era spostato sulle rotte coloniali dell'Atlantico e in centro Europa. Sarà l'uragano rivoluzionario di fine secolo a travolgere anche la Repubblica e a farla cadere.

 

 

Dopo la Pace di Carlowitz del 1699, l'ormai secolare conflitto con l'Impero Ottomano - uscito con le ossa rotte dall'assedio di Vienna del 1683 - volgeva al termine. Il colpo di coda si ebbe con le battaglie che portarono al riassestamento dei possedimenti sancito nel 1718 dalla Pace di Passarowitz, nella quale veniva restituita la Morea (o Peloponneso) al Turco in cambio di un'espansione dei possedimenti dello Stato da Mar in Dalmazia e della conservazione delle Isole Ionie (o Eptaneso, dal nome delle 7 isole maggiori: Corfù, Paxos, Santa Maura, Itaca, Cefalonia, Zante/Zacinto, Cerigo). In particolare, la resistenza a Corfù del 1716 rappresentò l'ultima vittoria dell'esercito veneziano sotto la guida del feldmaresciallo Johann Matthias von der Schulenburg, evento che fu celebrato dalla composizione dell'oratorio Juditha triumphans devicta Holofernis barbarie da parte del grande compositore veneziano Antonio Vivaldi, brano celebre e adottato recentemente - a inizio XXI secolo - dai movimenti irredentisti e indipendentisti veneti come inno nazionale non ufficiale.

Dopo la Pace di Passarowitz, la Repubblica Veneta rimase in stato di neutralità vigile per tutto il XVIII secolo, facendo grande uso della sua proverbiale rete diplomatica per rimanere fuori dai conflitti e al sicuro, mentre l'Europa veniva sconquassata nella prima metà del secolo dalle tre Guerre per la Successione ai troni d'Austria, Polonia e Spagna, e faceva addirittura una sorta di prova generale di guerra mondiale per motivi di predominio coloniale con la Guerra dei Sette Anni (1756 - 1763) combattuta in Europa centrale, Nord America, Africa, India e Filippine.

Era ormai evidente che il baricentro della politica internazionale si era spostato dal Mediterraneo, soprattutto quello orientale rivolto all'Asia, all'Oceano Atlantico verso le Americhe, con le principali potenze coloniali (Inghilterra, Francia e Spagna) che si disputavano il primato e contestavano poi il predominio in Europa alle grandi potenze terriere (Impero Asburgico e Russia, con la crescente potenza della Prussia che emergerà prepotentemente proprio nel corso del Settecento).

A Venezia pensarono fosse più utile difendere lo status quo e questo secolo vide tutto lo Stato da Tera crescere in ricchezza e in civiltà: Padova, Verona, Vicenza, Treviso e tutte le cittadine venete furono vivaci nella cultura e nell'urbanistica, nell'artigianato e nei commerci, potendo contare su un'agricoltura che forniva il necessario anche alla popolazione di censo più basso. Pace e buona amministrazione furono la cifra caratterizzante la vita della Repubblica Serenissima, con le autonomie locali garantite dagli Statuti pattuiti fra i vari territori e la capitale, e con una politica estera mirante esclusivamente a rimanere fuori dai guai, o a proteggere le rotte e le tratte commerciali. In tale ottica vanno viste anche le spedizioni militari della Marina, capeggiata dall'ultimo grande ammiraglio veneziano Angelo Emo, che negli anni Ottanta arrivò fino a bombardare Sfax, Tunisi e Biserta (Tunisia attuale, allora parte dell'Impero Ottomano) per distruggere i pirati barbareschi che avevano tormentato le attività dei mercanti veneziani.

In questo beato isolamento, la classe politica veneziana non capì la necessità di rinnovare le istituzioni. Sebbene fosse una Repubblica aristocratica e non una monarchia, la Serenissima era pur sempre espressione dell'Antico Regime e, proprio come le monarchie continentali, non si rese conto che le idee moderne e il progresso civile e sociale richiedevano perlomeno di estendere l'accesso al potere sovrano anche alla nobiltà dell'entroterra, oltre che a dar qualche forma di rappresentanza al cosiddetto "Terzo Stato" (borghesia e ceti popolari). E' vero che nel Settecento fu permesso di accedere al "Libro d'Oro" dell'aristocrazia veneziana a molte nuove famiglie, definite "nobili per soldo", ma questo dipese dal fatto che le casse dello Stato necessitavano di finanziamenti e si arrivò, appunto, a "vendere la nobiltà" che dava accesso al Maggior Consiglio e all'eventuale carriera politica. Fu anche quest'atteggiamento esclusivo che acuì i risentimenti del notabilato delle città dell'entroterra verso la Dominante, cosa che favorì la diffusione delle idee della Massoneria che proprio nella borghesia ricca e nella nobiltà bassa reclutava i suoi adepti per diffondere le idee illuministe e rivoluzionarie. Idee che avranno un ruolo determinante non tanto per la caduta della Repubblica - compiutasi nel "tremendo zorno" del 12 maggio 1797 - travolta come tutta Europa dall'uragano napoleonico, quanto nella sua successiva incapacità di rinascere come Stato indipendente, poiché i piani rivoluzionari miravano alla costituzione di uno Stato unitario italico che eliminasse le entità tradizionali cattoliche, come i vari regni legati dinasticamente agli Asburgo, come lo Stato Pontificio e come la Repubblica di Venezia, da sempre e per sempre legata a San Marco e al Cristo Redentore. Ma queste cose le vedremo meglio quando tratteremo il secolo successivo, partendo proprio dalla caduta della Serenissima.

 

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