STORIA DEI VENETI /14 - Il Seicento (XVII secolo)
Un secolo contrassegnato da grandi eventi continentali nel quale Venezia consolidò lo Stato da Tera con grande abilità diplomatica e cercò di difendere lo Stato da Mar in un contesto sempre più sfavorevole.

La Storia del Seicento della Repubblica Veneta è segnata da forti tensioni su diversi fronti e dal tentativo di mantenere la propria dimensione di media potenza nonostante le pressioni e le minacce provenienti da più parti: lo Stato Pontificio sulle questioni di giurisdizione ecclesiastica, l’Austria e la Spagna con le loro mire verso lo Stato da Tera che si stava consolidando sempre più, l’Impero Ottomano all’assalto dei possedimenti dello Stato da Mar, e il contesto geopolitico generale segnato dalla Guerra dei Trent’Anni (1618 – 1648), dall’esplosione dei commerci con il Nuovo Mondo delle Americhe da cui Venezia era sostanzialmente esclusa, e dall’avanzata fino alle porte di Vienna dell’espansione turca che verrà infine respinta nel 1683, causando una vulnerabilità che permetterà alla Repubblica Veneta di ottenere una rivincita territoriale momentanea.
Prima di scorrere in sequenza i vari fatti geopolitici, va evidenziato un fatto strutturale e culturale di grande rilievo: il consolidamento e la crescita d’importanza relativa, nell’ambito della Repubblica Serenissima, dello Stato da Tera. Gli investimenti e le attività economico produttive della Terraferma ebbero una crescita considerevole, soprattutto grazie alla pace permanente che fu mantenuta con una sapiente attività diplomatica di prevenzione dei conflitti in un’epoca in cui l’Europa ne era invece devastata. Le città e le cittadine venete si arricchirono, si ornarono di opere artistiche e architettoniche di pregio, aumentarono la popolazione, migliorarono le vie di comunicazione e consolidarono le istituzioni locali; le campagne migliorarono la loro produttività e si riempirono anche delle prestigiose ville venete dei patrizi veneziani o dei nobili locali, patrimonio rimasto in eredità alle generazioni seguenti come testimonianza della ricchezza diffusa di quell’epoca, dove anche il popolo viveva in condizioni assolutamente decorose e migliori rispetto al resto d’Europa. L’Università di Padova, fondata ancora nel 1222, era ormai un punto di riferimento culturale mondiale e il nome di Galileo Galilei, che nel 1609 presentò il suo cannocchiale sul campanile di San Marco al Doge Leonardo Donà, è solo il fiore all’occhiello tra i tanti nomi prestigiosi delle scienze tecniche e delle scienze umane che da tutta Europa giungevano nella città del Santo per insegnare e per ricercare. Questa notevole crescita d’importanza contribuì a compensare l’inevitabile perdita di prestigio causata dallo spostamento delle rotte commerciali dall’Oriente all’Occidente, determinato in larga parte anche dall’ostilità aggressiva dell’Impero Ottomano che si era impossessato del Medio Oriente e del Nordafrica, oltre a essersi insediato dal 1453 a Costantinopoli al posto dell’antico Impero Romano d’Oriente.
Uno Stato da Tera che faceva gola all’Imperatore d’Austria, il quale aveva anche ambizioni marittime sull’Adriatico. Le tensioni sfociarono nella Guerra di Gradisca (1615 – 1617), al termine della quale la Serenissima uscì vittoriosa e sancì il proprio dominio militare e commerciale sul mare Adriatico, divenuto da questo momento a tutti gli effetti “Golfo di Venezia”, oltre al consolidamento dei confini nordorientali della Repubblica.
Nei primi anni del secolo c’era stata anche la disputa su questioni ecclesiastiche con lo Stato Pontificio, da inquadrare nel contesto della Controriforma. Lo Stato Pontificio pretendeva infatti di limitare le prerogative veneziane e di estendere anche a Venezia il clima di controllo stretto sulla circolazione di idee e, con la scusa di evitare la diffusione di eresie, intendeva imporre un regime di controllo che sconfinava facilmente in ambito politico. La tensione che ne scaturì portò il papato a emanare un Interdetto contro la Repubblica per vietare le celebrazioni religiose, ma la Serenissima reagì in punta di diritto canonico col teologo Paolo Sarpi, dimostrando le sue ragioni e la pretestuosità pontificia, e imponendo ai religiosi di continuare a celebrare messe e somministrare i sacramenti; ai Gesuiti che rifiutarono di obbedire fu comminata l’espulsione dai territori veneti nel 1607. La questione infine rientrò con il riconoscimento della ragione dalla parte veneta che tenne il punto sul piano politico e di giurisdizione ecclesiastica, senza mai sconfinare in posizioni potenzialmente scismatiche, come da tradizione inveterata e dimostrata in occasione dei grandi scismi religiosi del passato (ortodosso del 1053 e protestante del 1517).
Nel contesto della Guerra dei Trent’Anni la Repubblica Serenissima badò a proteggersi soprattutto dalla Spagna, alleandosi con la Repubblica delle Province Unite (oggi Paesi Bassi) ed evitando il coinvolgimento diretto nei diversi momenti della prima grande guerra continentale europea, anche se non poté evitare la grande epidemia di peste del 1630, quella resa famosa dal Manzoni nel romanzo I promessi sposi.
Prima ancora che terminasse questo grande conflitto continentale, Venezia si trovò a venire assediata dall’Impero Ottomano a Creta, l’ultimo grande possedimento marittimo. L’assedio di Candia, capoluogo dell’isola, durerà ben 22 anni e costerà oltre 30mila uomini, dissanguando le casse dello Stato, per finire con la capitolazione e la perdita dell’intera isola. I Turchi vincitori, tuttavia, a loro volta persero addirittura 80mila uomini e rallentarono la loro espansione via terra nella penisola balcanica, per riprenderla con veemenza solo dopo la fine di questo durissimo conflitto passato alla Storia come “Guerra di Candia” (1646 – 1669). Solo 14 anni dopo i Turchi si trovarono alle porte di Vienna dove, all’interno della città, san Marco d’Aviano infuocava l’animo delle truppe cristiane resistenti, in inferiorità numerica contro un’orda apparentemente invincibile di jihadisti esaltati dal fervore religioso islamico. Nella storica battaglia dell’11 Settembre 1683 le soverchianti forze turche furono respinte e la mattina del 12 settembre giunse da nord Giovanni III Sobieski, re di Polonia, a capo dei suoi Ussari Alati che ruppero il fragile equilibrio e sconquassarono i musulmani, terrorizzandoli e spazzandoli via con un massacro passato alla Storia e dal quale l’Impero Ottomano mai più si riprese. La Battaglia di Vienna segnò il punto di svolta nell’espansionismo degli Ottomani che, da quel momento, cominciarono a rintracciare e a perdere le posizioni conquistate in misura crescente, fino all’implosione definitiva dell’Impero seguita alla fine della Prima Guerra Mondiale.
Già sul finire del secolo XVII, peraltro, sotto la guida del Doge Morosini, veterano militare di lunghissimo corso ed eroico difensore di Candia, la Repubblica Serenissima ebbe modo di riconquistare alcuni territori dell’attuale Grecia, in particolar modo la Morea, nota anche come Peloponneso, che valse al Morosini l’appellativo di “Peloponnesiaco”. Tale conquista fu sancita con la Pace di Carlowitz, ratificata nel 1699, ultima grande quanto effimera vittoria espansionistica della Repubblica di Venezia, prima del secolo finale della sua epopea, quel XVIII secolo di cui tratteremo nel prossimo capitolo.