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Venetorum Angulus 30-01-2023

STORIA DEI VENETI /13 - Il Cinquecento (XVI secolo)

Dopo il compimento della riunificazione territoriale del XV secolo, la Storia dei Veneti si svolge nel contesto della Repubblica Veneta Serenissima fino al 1797. Ne scorriamo gli eventi più importanti, un secolo alla volta.

 

 

Se il XV secolo aveva portato a raggiungere l'apice dell'estensione territoriale della Repubblica, suddivisa nei tre enti territoriali denominati Dogado, Stato da Mar e Stato da Tera, con un prestigio politico ed economico internazionale al massimo della reputazione, proprio l'ultimo decennio del secolo aveva proposto l'addensare di fitte nubi sul futuro: all'invidia crescente degli altri Stati italici si sommava la scoperta dell'America (1492) che, sommatasi alla conquista di Costantinopoli dei Turchi (1453) che rese più impervia la via all'Oriente, avrebbe cambiato le rotte commerciali e favorito le potenze marittime rivolte sull'oceano Atlantico; in più, una crisi finanziaria del 1499 fece fallire molti banchi di credito e bruciò una fetta cospicua delle ricchezze private veneziane, esponendo la Repubblica a un momento di debolezza del quale i nemici pensarono di approfittare.

Da un lato era l'Impero Ottomano a continuare la sua guerra d'espansione che cominciava a erodere i possedimenti dello Stato da Mar (Negroponte e la Morea furono perse rapidamente), con un'azione che aumenterà d'intensità dopo che la famiglia regnante degli Othman (da cui il termine "Ottomani") strappò la titolarità del califfato in seno all'islam sunnita all'Egitto (1517). Dall'altro fu il nuovo papa Giulio II (eletto nel 1503) a dimostrarsi particolarmente ostile verso la Repubblica Veneta, dapprima incentivando un tentativo d'invasione da parte dell'imperatore Massimiliano d'Austria, respinto con una netta vittoria veneziana, e poi animando la Lega di Cambrai che coalizzò contro la Repubblica una buona parte delle case regnanti d'Europa (1508).

Le vicende di questa guerra meritano di essere trattate a parte, mentre in questa panoramica di carattere generale basta evidenziare l'emergere della grande figura del Doge Leonardo Loredan che condusse la Repubblica a risalire dall'orlo del crollo totale (1509) a una resistenza gloriosa che le permise di perdere la prima fase della guerra in modo onorevole, ma di vincere in sede diplomatica grazie al fatto che le finanze veneziane erano ora in forte ripresa grazie ai commerci marittimi, mentre quelle dei nemici erano esangui. Fu così che le alleanze si ribaltarono e il conflitto si concluse nel 1516 con il Trattato di Noyon che vide la restituzione a Venezia di tutti i suoi possedimenti e addirittura un consolidamento complessivo della propria forza e prestigio. Eravamo alle soglie del terzo evento storico che segnerà il passaggio definitivo dal Medioevo all'Era Moderna, dopo la caduta di Costantinopoli e la scoperta dell'America: lo scisma protestante del 1517 che dividerà per sempre l'unità spirituale d'Europa e che segnerà il secolo XVI anche nelle terre venete che, nonostante alcuni fremiti, decise come in occasione dello Scisma d'Oriente (1054) di restare in comunione con la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica incardinata alla Cattedra di Pietro a Roma.

Dopo la morte del grande Doge Loredan (1521) i successori scelsero una strategia di pace difensiva nello Stato da Tera, impegnati com'erano ad arginare l'espansionismo ottomano contro i possedimenti dello Stato da Mar. Fu anche grazie alla tranquillità che la Repubblica garantiva che nel 1545 il Concilio Ecumenico, indetto per rispondere alla Riforma Luterana con una Riforma Cattolica, ebbe sede brevemente in Vicenza, prima che il papa decidesse di spostarlo a Trento dove si radicherà definitivamente fino al suo termine nel 1563, tanto da passare alla Storia col nome di "Concilio di Trento" che tracciò la strada della Chiesa per i quattro secoli successivi. E' interessante notare che negli atti finali del Concilio furono menzionate, accanto alle dignità dell'imperatore e delle altre case reali, anche le speciali prerogative del Doge della Repubblica che erano sia di natura politica, per la sua sovranità di ascendenza romana antica, sia di natura ecclesiastica per la natura episcopale che il Doge conservava fin dal primo millennio nei confronti della Basilica di San Marco, con la facoltà di nominarne il Primicerio in piena autonomia.

La tranquillità sul fronte bellico e la floridezza dei commerci permisero lo sviluppo del "Cinquecento Veneto", cardine del Rinascimento al pari di quello romano e di quello fiorentino, con la magnificenza prodotta da architettura e arti figurative che ancora adorna i bei centri storici delle città venete e riempie, a causa dei saccheggi subiti quando cadde la Repubblica, i musei più prestigiosi e le collezioni private più ricche del mondo. La capitale, Venezia, già ammirata da secoli, divenne dal XVI secolo in poi quella meraviglia fuori categoria che lascia ancor oggi senza fiato chiunque la visiti.

Nel clima di guerre di religione che devastava l'Europa continentale in seguito allo Scisma Protestante, la Repubblica rappresentava una zona franca già da quando accolse gli ebrei sefarditi espulsi dalla Spagna, istituendo per loro il Ghetto (1516), modello residenziale replicato anche nelle altre città (in particolare Padova e Verona, ma non solo queste); la libertà di stampa vigente a Venezia consentì di farne un luogo di rifugio, di circolazione delle idee e di relativa tolleranza, se parametrata agli standards dell'epoca. Tutto ciò contribuì ad alimentare un rapporto di diffidenza con il Papato verso la fine del secolo, destinato a sfociare nello scontro diplomatico aperto, a inizio del secolo XVII, di cui daremo conto nell'apposito capitolo.

L'ultimo evento di grande importanza del XVI secolo fu l'epocale battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571, nella quale Venezia si distinse in seno alla Lega Santa, istituita per porre fine all'espansionismo marittimo ottomano, appena culminato con la sanguinosa presa di Cipro e il massacro di Famagosta, dove emblematico fu il martirio del bailo veneziano Marcantonio Bragadin, torturato a morte per 13 giorni in agosto del 1571 e infine deceduto mentre veniva scuoiato vivo dagli aguzzini musulmani.

L'esito della battaglia è noto: fu una vittoria totale della flotta cristiana, nella quale si distinse l'eroico futuro doge Sebastiano Venier, e la conseguenza fu la rinuncia definitiva dei turchi ad attaccare l'Europa per mare, deviando gli sforzi verso la penisola balcanica per tutto il secolo successivo, fino ad arrivare alle porte di Vienna. Cipro non fu restituita alla Repubblica Veneta e divenne subito chiaro che gli interessi marittimi dei turchi si sarebbero da quel momento concentrati su Creta.

In questo clima contrastante, tra floridezza economica e stabilità interna, tensioni diplomatiche col papato e geopolitiche con gli ottomani, sempre con le orecchie ben tese rispetto alle intenzioni delle case regnanti del continente europeo, la Repubblica Veneta manteneva la sua indipendenza e prosperava, mentre tutti i territori italici, escluso lo Stato Pontificio, erano sottoposti a perpetua dominazione straniera.

 

 

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