STORIA DEI VENETI /10 - Fatti salienti del Trecento a Venezia
Stiamo ripercorrendo il periodo antecedente la riunificazione della nazione veneta sotto il dominio della Repubblica Serenissima e, dopo aver visto tutte le vicende dell'entroterra fino alle soglie del 1400 e quelle di Venezia fino alle soglie del 1300, oggi compiamo l'ultimo passo per arrivare allo stesso punto dove abbiamo lasciato la Terraferma veneta, con un rapido sguardo ai fatti salienti del Trecento nella capitale lagunare.

L’inizio del XIV secolo è caratterizzato dalla “Serrata del Maggior Consiglio” del 1297 che, limitando fortemente l’accesso a nuove famiglie all’assemblea titolare del potere repubblicano, definiva il carattere di repubblica aristocratica della Serenissima. Naturalmente non mancarono nei primi anni del nuovo secolo gli episodi di ribellione e di malcontento, il più importante dei quali fu la congiura capeggiata da Bajamonte Tiepolo e Marco Querini nel giugno del 1310, in seguito alla quale fu istituito il Consiglio dei X, uno degli organi costituzionali che, soprattutto per le sue funzioni nella difesa della sicurezza della Repubblica, caratterizzeranno la Storia della Repubblica Veneta fino alla sua caduta del 1797.
Un’altra crisi istituzionale di grande importanza storica si ebbe a metà secolo, quando nel 1355 il doge Marino Falier fu deposto e decapitato per aver tentato un colpo di Stato finalizzato alla trasformazione della Repubblica in una signoria personale sul modello di quelle coeve.
Oltre alla progressiva evoluzione istituzionale, anche attraverso momenti di crisi, verso le forme definitive della Repubblica, il XIV secolo fu segnato da quelli che potremmo definire “problemi di crescita”, ovvero la difficoltà di gestire sia lo Stato da Mar – ripetuti furono gli scontri con la concorrente Genova, mentre per l’invasione da parte dell’Ungheria fu persa per alcuni anni la Dalmazia, dove soprattutto Zara era particolarmente turbolenta e riottosa verso Venezia, e a Creta venne sedata nel 1365 una pericolosa rivolta durata 2 anni in seguito alla quale l’isola passò direttamente sotto il controllo della capitale lagunare – sia le minacce provenienti dall’entroterra, dove dal 1291 era divenuta parte della Repubblica la cittadina di Motta di Livenza, mentre Treviso fu dapprima annessa negli anni Trenta del secolo, poi perduta, poi di nuovo riannessa negli anni Ottanta. Come abbiamo visto nel capitolo dedicato alle vicende della terraferma veneta, dopo il periodo di egemonia scaligera montò la potenza padovana sotto la signoria dei Carraresi e ancor più minacciosa fu l’avanzata dei Visconti di Milano, cui la morte di Gian Galeazzo del 1402 pose un provvidenziale freno.
La Guerra di Chioggia del 1378-1381 contro i genovesi fu un ulteriore momento di crisi che contribuì a far maturare l’idea di espandere il proprio dominio anche in terraferma, decisione che fu presa proprio alla morte del signore di Milano per la grave minaccia che il signore di Padova, Francesco Novello dei Carraresi, rappresentava con la sua intenzione di assumere il ruolo che gli Scaligeri avevano avuto con Cangrande e che si rivelò effimero dopo la morte di questi.
Dopo gli anni di crisi economica che avevano segnato la parte centrale del secolo, a fine Trecento Venezia aveva stabilizzato lo Stato da Mar, rimpinguato le casse e riavviato la potente macchina commerciale che dominava il quadrante orientale del mar Mediterraneo: le condizioni per intraprendere l’unificazione della nazione veneta erano maturate, proprio mentre la Storia ne offriva l’occasione con la caduta definitiva degli Scaligeri, la morte improvvisa di Giangaleazzo Visconti e la minaccia rappresentata da Padova che, a quel punto, era il solo ostacolo da abbattere prima che altri prendessero di mira i territori Veneti. Nel prossimo capitolo vedremo come, nella prima metà del XV secolo, prese forma lo Stato da Tera, terza componente della Repubblica Serenissima col Dogado e lo Stato da Mar, e la Storia della nazione veneta tornò unitaria dopo la lunga biforcazione seguita alla morte di Giustiniano a metà del VI secolo e durata per tutti i secoli medievali.
(nell'immagine, tra i ritratti dei 120 Dogi il drappo nero, come "damnatio memoriae", al posto del ritratto del doge Marin Faliero in Palazzo Ducale)
