Siamo in guerra "a nostra insaputa"
Il conflitto tra Russia e Ucraina è già tecnicamente diventato un conflitto nel quale si combatte sì sul territorio ucraino, ma USA e molti Stati Membri dell'UE sono pienamente in causa. Tra questi la Repubblica Italiana, sebbene i cittadini non siano stati interpellati e - a ben guardare - nemmeno informati della concreta partecipazione alla guerra.

Eravamo ancora nel pieno dello stato d'emergenza pandemico quando il Governo Draghi estese l'emergenza a tutto il 2022, stavolta non più per ragioni sanitarie, ma con la motivazione del conflitto in Ucraina. Se chiedessimo a mille cittadini della Repubblica Italiana se sono consapevoli di tale situazione, probabilmente ci sarebbe una vaga consapevolezza in metà di essi del fatto che tale stato d'emergenza è perdurante; ma meno di 50 su 1.000 sarebbero in grado di comprendere la portata e le conseguenze politiche e pratiche che ne derivano.
Il nuovo Governo Meloni non ha cambiato impostazione, dimostrandosi convintamente filo atlantista e fortemente schierato su posizioni di sostegno al regime "banderista" di Zelensky, un regime ideologicamente di estrema destra che ha cancellato con la violenza ogni forma di opposizione all'interno dell'Ucraina, ma che è funzionale agli interessi di Stati Uniti e Inghilterra e pertanto viene assistito anche dai Paesi apertamente vassalli dell'Anglosfera, su tutti appunto la colonia italiana.
Come durante lo stato d'emergenza pandemico furono calpestati tutti i princìpi costituzionali relativi ai diritti civili e politici, così adesso viene soppresso anche l'art.11 che vedrebbe la Repubblica Italiana che ripudia la guerra come strumento per dirimere le controversie internazionali; ma è ormai evidente che i Governi Italiani sono l'Esecutivo locale di un potere che risiede innanzitutto a Washington e a Londra, poi a un potere subalterno a questo che risiede a Bruxelles, nonché a un potere ulteriore e non istituzionale che risiede simbolicamente a Davos, sede del World Economic Forum.
Alla cittadinanza italiana viene dunque imposto un regime di sacrificio perpetuo, con un'economia che sta transitando verso l'economia di guerra e una serie di obblighi connessi al PNRR che servono a "resettare" la società secondo i piani dell'Agenda 2030 dell'ONU e le direttive del WEF. Non c'è spazio per una voce d'opposizione, esattamente come accadeva in relazione alle politiche sanitarie relative al Covid-19.
Straordinario è il lavoro di plagio della massa compiuto da TV e organi d'informazione, con una censura crescente che ha raggiunto livelli parossistici anche nei social (mentre scrivo, sono di nuovo sospeso da Facebook per altri 30 giorni per un post critico verso la Sinistra del "Qatargate"), e con l'opinione pubblica orientata all'obbedienza cieca verso il regime mondialista che sta combattendo, in Ucraina, una vera e propria guerra per procura contro la Russia.
Io sono convinto che la stragrande maggioranza degli italiani, se fossero correttamente informati, sarebbero per la cessazione immediata dello stato d'emergenza, per la cessazione del conflitto a costo di accettare la conquista delle terre russofone da parte della Russia, per il ripristino della diplomazia e per la normalizzazione dei rapporti con la Russia e dell'economia in UE. Purtroppo le informazioni sono fortemente inquinate dalla propaganda americana che attribuisce ogni male e ogni colpa non solo a Putin, ma a tutta la civiltà russa, e in queste condizioni è difficile far riflettere la gente, far emergere una linea politica orientata a perseguire gli interessi degli europei e non prona agli interessi degli americani e degli inglesi. La conseguenza è che si procede come degli automi, obbedendo, subendo, senza alternative al disastro che si profila per il semplice motivo che gli americani, almeno finché comandano i DEM mondialisti, sono pronti a proseguire il conflitto non solo fino all'ultimo ucraino, ma fino all'ultimo europeo.
La guerra in corso, ormai, è una guerra di sistema fra l'Anglosfera che ha sottomesso l'Occidente e la Russia che è l'ostacolo da eliminare, o neutralizzare, in vista del grande scontro con la Cina, previsto già da decenni per la metà del secolo attuale. Non vedo vie d'uscita e purtroppo la mia voce, come quella dei pochi non allineati, rimane circoscritta ad ambiti ristretti, sottoposta a continua censura e, quando supera raramente il livello della cerchia dei conoscenti degli amici (cioè il settimo passaparola, come vuole la scienza del marketing), perfino a derisione mirata. La vedo molto male, in prospettiva, anche perché la gente non prende in considerazione proposte politiche alternative al Sistema preconfezionato dal Potere, con il risultato che, anche quando cambia il colore del Governo, nulla cambia nella sostanza delle cose.