PACE IMPOSSIBILE FRA SIONISMO E JIHAD
La situazione geopolitica innescata dalla creazione dello Stato di Israele nel 1948 è causa di guerra sempiterna senza soluzione possibile. Vediamo perché.

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale fu deciso di istituire lo Stato di Israele sui territori della tradizione biblica antica, dando continuità al processo di colonizzazione avviato già dopo la fine della Prima Guerra Mondiale quando quei territori, passati sotto la supervisione britannica dopo la dissoluzione dell'Impero Ottomano, cominciarono ad ospitare crescenti insediamenti di ebrei provenienti da tutto il mondo.
Tutto il Medioriente fu ridefinito dalle potenze vincitrici della Prima Guerra Mondiale, creando nuovi Stati al posto del dissolto califfato millenario al quale subentrò la Turchia, sotto la guida del massone Kemal Ataturk. Dal 1095 era nato anche il movimento sionista che, dopo la morte dell'idealista fondatore Theodor Herzl, fin dal 1905 prese la direzione di un movimento sempre più ideologizzato verso forme di nazionalismo, revanscismo e addirittura - questo dopo la nascita del nuovo Stato d'Israele - di suprematismo giudaico.
Sebbene giustificato davanti all'opinione pubblica mondiale come un dovuto atto di compensazione per le atrocità della Shaoah, la decisione di assegnare proprio quelle terre agli ebrei della diaspora, che desideravano uno Stato in cui vivere senza più la condizione di apolidi o di "cittadini ospiti" che li aveva caratterizzati per 18 secoli, era già stata presa da almeno vent'anni, dopo aver accantonato le idee di costituire lo Stato d'Israele in un territorio del Canada, dell'Argentina o addirittura in Madagascar (e senza dimenticare che nell'Unione Sovietica fu costituito nel 1925 un Oblast ebraico, tuttora esistente, nella profonda Siberia orientale).
Quando nel 1948 fu istituito lo Stato d'Israele sui territori che per secoli appartennero al Califfato Ottomano deflagrò immediatamente un conflitto, poiché tale atto equivale a gettare benzina sul fuoco per un aspetto particolare e irrinunciabile della religione islamica, qualcosa di assolutamente costitutivo e quindi impossibile da aggirare o risolvere con una trattativa politica. Si tratta di un fondamento della fede islamica senza il quale l'intero impianto crolla, come se si togliesse la crocifissione espiatoria e redentrice di Gesù al Cristianesimo.
Per l'islam, infatti, il mondo si suddivide in due parti: dar al islam (casa dell'islam) che è il territorio sottoposto alla legge coranica, e dal al harb(casa della guerra), che è tutto il resto del mondo, terreno di futura conquista fino alla totale sottomissione (islam significa appunto "sottomissione") dell'intero pianeta al Corano. La caratteristica di dar al islam consiste nella sua irreversibilità perpetua: un territorio che è stato stabilmente sotto il dominio del Corano è per sempre territorio dell'islam, anche quando cade sotto il dominio degli infedeli. Per questo motivo, per esempio, Sicilia e Andalusia sono considerati dai musulmani come territori occupati dagli infedeli, ma di pertinenza musulmana.
Alla luce di quanto esposto, si può capire quale vespaio sarà per sempre la martoriata Terrasanta che i giudei considerano propria per eredità divina e considerano se stessi come il popolo sacerdotale che, nella versione sionista più estrema, deve anche dominare il mondo politicamente ed economicamente, mentre nello stesso tempo i musulmani (palestinesi in primis, ma con essi tutta la umma - sia sunniti che sciiti, concordi forse solo su questo in ambito politico) considerano quella terra come definitivamente musulmana e considerano lo Stato di Israele come un'istituzione illegittima e impossibile da riconoscere perché contraria al dettato del Corano.
Mediazioni, trattati, accordi, saranno sempre considerati da ambo le parti come tregue temporanee, poiché la loro identità spirituale si fonda anche sul possesso di quella terra. In questo emerge uno dei tratti più caratteristici della differenza fra cristianesimo, che è una ortodossia ("corretta credenza, giusta dottrina"), e le due religioni semite che sono invece delle ortoprassi ("corretta pratica, giusto comportamento"), anche se questo discorso - pur fondamentale - ci porterebbe lontano dal nocciolo della questione geopolitica.
Il nocciolo della questione geopolitica è l'assoluta impossibilità di una pace stabile e duratura tra de contendenti che non possono rinunciare a un solo millimetro di terra e che, anzi, vogliono tutta quella in possesso della controparte (per i musulmani la cancellazione dello Stato d'Israele, per i sionisti più radicali la conquista di tutto il territorio della cosiddetta "Mezzaluna fertile" che va dal Sinai fino ai fiumi mesopotamici). Illuso e fuori dalla realtà è chi, ragionando su presupposti atei e illuministici, crede di trovare soluzioni pacifiche o diplomatiche a questo problema. Meglio sarebbe uscire da ogni schema ereditato dai due secoli precedenti e tornare a pensare alla Terrasanta come tale in ottica cristiana, capire che non siamo né da una parte né dall'altra e che, anzi, dovremmo essere la terza parte in causa e che la salvaguardia dei Luoghi Sacri al cristianesimo deve essere garantita a qualunque costo, possibilmente tramite accordi, ma eventualmente anche con la forza, avendo sempre come scopo la pace, certamente, ma non come degli idioti illusi, ma come dei pragmatici consapevoli del principio antico e sempiterno si vis pacem, para bellum.