MASSONERIA /22 - I Templari
Un altro dei miti massonici molto noto è legato ai Cavalieri Templari, sebbene non vi sia alcuna relazione storica tra quelli e la Libera Muratoria

Per Cavalieri Templari si intende la denominazione comune dell’Ordine dei Poveri compagni d'armi di Cristo e del tempio di Salomone(in latino originale:Pauperes commilitones Christi templique Salomonici), ordine religioso cavalleresco fondato da Hugo de Paynes nel 1119 dopo un processo durato 20 anni dopo la fine della Prima Crociata (1099) organizzata per liberare la Terrasanta dagli invasori musulmani. Scopo dei Templari era in origine quello di dare protezione ai pellegrini che si recavano in Terrasanta poiché, nonostante il successo della Prima Crociata, fuori dalle città fortificate il territorio rimaneva estremamente pericoloso per la presenza di predoni e di ricorrenti folate di altri musulmani intenzionati a riprendere il controllo di Gerusalemme e di tutta la regione. Essi presero dimora presso una delle stanze del palazzo reale di Gerusalemme, costituito da Re Baldovino sulla spianata di Al Aqsa dove in antichità sorgeva il Tempio di Salomone, e quando la reggia fu trasferita in altro luogo essi mantennero il possesso del palazzo, assumendo così il nome di “Cavalieri del Tempio di Gerusalemme”. Nei due secoli della loro esistenza essi divennero molto ricchi e potenti, ricoprendosi di gloria per le imprese militari durante le successive crociate, ottenendo importanti conquiste di territori e di castelli, attirando tra le loro fila figli cadetti della nobiltà e ricevendo importanti donazioni per sostenere la loro attività, considerata assolutamente vitale in quell’epoca in cui la fede cristiana era l’elemento centrale della vita politica, sociale e individuale della civiltà europea.
Questa ricchezza fece gola al Re di Francia Filippo il Bello, colui che voleva incorporare anche i beni della Chiesa e che infatti portò nel 1309 la sede papale in Francia per avere il papa sotto controllo. Fece eleggere al Soglio Pontificio il francese Bertrand de Got nel 1305, col nome di Clemente V, il quale dapprima ebbe sede a Bordeaux, poi si spostò a Poitiers e infine, nel 1313, ad Avignone dove aveva maggiore autonomia poiché la cittadina era sotto il dominio degli Angioini e non direttamente di Filippo il Bello. Tuttavia l’influenza del re era pesante e già dal 1307 iniziò la persecuzione dei Templari, con una serie di calunnie avvalorate da confessioni estorte con la tortura, al solo scopo di liquidare l’Ordine del Tempio e di incamerarne tutti i beni per ripianare i debiti della corona di Francia, di cui una gran parte erano stati contratti verso lo stesso Ordine dei Templari. Si arrivò fino al rogo a Parigi di Jacques de Molay, Gran Maestro dell’Ordine, in data 11 marzo 1314, che pose fine alla storia dei Templari con la loro dispersione e la confisca di tutti i loro averi. Dal punto di vista storico la vicenda dei Templari, meritevole di studio e approfondimento per la sua bellezza e importanza in quei due secoli, finisce qui.
La Massoneria è nata 403 anni dopo la dissoluzione dei Templari, ma fin dalla metà del Settecento iniziarono a circolare le leggende che poi passarono nell’immaginario collettivo grazie alla potente attività propagandistica degli ambienti massonici e illuministi, spesso contigui o soprapposti se non addirittura coincidenti, i quali inventarono di sana pianta la presunta sopravvivenza segreta dell’Ordine grazie ai dispersi sfuggiti alla persecuzione, i quali avrebbero giurato di vendicare il Gran Maestro arso sul rogo e di rovesciare così tanto il re quanto il papa, tanto la Monarchia quanto la Chiesa. Tale leggenda, come facilmente si capisce, è perfettamente funzionale a dare un’origine cavalleresca agli ideali rivoluzionari, ma storicamente è stata dimostrata la sua radicale infondatezza.
Oggi sappiamo bene che la leggenda templare nacque all’interno della massoneria settecentesca, in rapporto a tensioni tra correnti spiritualiste e correnti razionaliste, anche se furono questi in fondo due volti, spesso ambiguamente intrecciati, di un’unica realtà. Si cominciò allora a dire e scrivere che l’ordine era una società segreta e che l’ultimo maestro noto, Jacques de Molay, avrebbe avuto il tempo di trasmettere i segreti templari a un cavaliere di nome John Mark Larmenius; da allora la catena dei gran maestri non si sarebbe più interrotta. Veri e propri avventurieri riuscirono allora ad arricchirsi promettendo rivelazioni su questi presunti segreti specie in ordine alla possibilità di arricchirsi per vie occulte. Tuttavia, certe operazioni assunsero un significato simbolico-politico di grande interesse, come la solenne cerimonia di assoluzione e riabilitazione di Jacques de Molay che Napoleone Bonaparte – circondato in famiglia e nel suo entourage da altissimi dignitari massonici – fece fare dal “suo” clero a Parigi nel 1803. E non è senza interesse constatare che la Rivista Massonica degli ultimi decenni dell’Ottocento, pure espressione della massoneria italiana più laicista e razionalista, rilanciò una campagna templarista, definendo, tra l’altro, i garibaldini come “i nuovi templari”.
D’altra parte anche alcuni autori “reazionari” accolsero questa tesi, come l’abate Augustin Barruel, che credette all’esistenza di un vendicativo complotto massonico-templare, con radici pre e anti cristiane. Va pure ricordato che una buona parte della storiografia francese si è a lungo impegnata nella ripresa dei più infondati elementi anti-templari spinta dal desiderio di difendere a oltranza un re di Francia, Filippo il Bello, che si impegnò vittoriosamente in un conflitto con la Chiesa, nelle circostanze assai debole, montando l’affare templare per cupidigia, volontà politica assolutista e altre ragioni di ordine interno ed internazionale.
La leggenda trovò accoglimento, anche in seguito e fino a oggi, in correnti esoteriche interne ed esterne alla massoneria, sempre nel più elementare disprezzo nei confronti della verità storica che è invece di non difficile accertamento, al punto che il “neotemplarismo” è parte essenziale di alcuni degli Alti Gradi di perfezionamento, presente per esempio nel Rito di York e in alcuni Gradi del Rito Scozzese Antico e Accettato.
Per chiudere il capitolo dedicato a Rosacroce e Templari è utile la nota del noto esperto di esoterismo, egli stesso esoterista, René Guénon: “A dire il vero il Rosacrucianesimo non ha più, nella nostra epoca, un significato ben definito; una moltitudine di persone che si fanno chiamare "RosaCroce" o "Rosacruciani" non hanno alcun legame fra loro, non più che con le antiche organizzazioni dallo stesso nome, ed è esattamente la stessa cosa per coloro che si fanno chiamare "Templari". Senza tenere conto dei gradi massonici che, in diversi riti, portano il titolo di RosaCroce o qualche altro che ne è derivato, potremmo fornire [...] una lunga lista di società più o meno segrete che non hanno altro in comune che la stessa denominazione, accompagnata molto spesso da uno o più attributi.” (René Guénon – Il teosofismo - 1921)