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Venetorum Angulus 20-06-2023
"LAMENTAZIONI" in salsa veneta
La lettura della Bibbia fatta con metodo offre spunti di riflessione profondi e talvolta sorprendenti. Noi Veneti, popolo di San Marco, dovremmo riscoprire la cultura cristiana che ha edificato la nostra grandezza passata e la cui dimenticanza causa lo stato di sottomissione contemporaneo

Nelle mie quotidiane frequentazioni della Sacra Scrittura, talvolta mi imbatto in un brano che stimola la mia riflessione per la fragrante attualità dei contenuti. Questa volta mi è capitato con l'inizio del libro delle Lamentazioni, nell'Antico Testamento, dove si parla con tristezza della perdita dell'indipendenza del popolo di Israele e si esprime nostalgia per un passato di gloria che ha lasciato il posto a un presente di desolazione e umiliazione.
Come non pensare alla condizione odierna di noi Veneti, da oltre un secolo e mezzo schiacciati tal tallone italico e inglobati in un'unità artificiale che non ci rappresenta, non ci riconosce, ci discrimina (vedi sentenza sul caso Oliviero Toscani che, dando ragione al fotografo, ci definisce "ubriaconi atavici, figli di donne ubriache" per legge), ci dissangua e ci umilia?
Allora ho realizzato questo "gioco" che vi propongo qui sotto: ho mantenuto il testo originale, ma ho sostituito con riferimenti alla nostra capitale e al nostro popolo ("Bepi" per Giuda, "Rialto" per Sion, "Venezia" per Gerusalemme, "i Veneti" per Giacobbe/Israele, eccetera) i riferimenti che l'Antico Testamento faceva per gli antichi ebrei. Sono parole che hanno 2700 anni, ma sembrano scritte stamattina...Chi sa capire dovrebbe trovare materiale per riflettere: anche noi abbiamo voltato le spalle al Redentore e per questo siamo stati puniti con la perdita dell'indipendenza.
La via per liberarci è la stessa: tornare alla vera fede, quella praticata nella repubblica Serenissima, cattolica e apostolica di rito latino tradizionale, e informare la vita pratica ai princìpi e ai fini del Vangelo annunciatoci direttamente da San Marco agli albori del Cristianesimo. Lasciamoci coinvolgere dal testo:
Ah! come sta solitaria
la città un tempo ricca di popolo!
È divenuta come una vedova,
la grande fra le nazioni;
un tempo signora tra le province
è sottoposta a tributo.
Essa piange amaramente nella notte,
le sue lacrime scendono sulle guance;
nessuno le reca conforto,
fra tutti i suoi amanti;
tutti i suoi amici l'hanno tradita,
le sono divenuti nemici.
Bepi è emigrato
per la miseria e la dura schiavitù.
Egli abita in mezzo alle nazioni,
senza trovare riposo;
tutti i suoi persecutori l'hanno raggiunto
fra le angosce.
Le strade di Rialto sono in lutto,
nessuno si reca più alle sue feste;
tutte le sue porte sono deserte,
i suoi sacerdoti sospirano,
le sue vergini sono afflitte
ed essa è nell'amarezza.
I suoi avversari sono i suoi padroni,
i suoi nemici sono felici,
perché il Signore l'ha afflitta
per i suoi misfatti senza numero; i suoi bambini sono stati condotti in schiavitù,
sospinti dal nemico.
Dalla figlia di Rialto
è scomparso ogni splendore;
i suoi capi sono diventati come cervi
che non trovano pascolo;
camminano senza forze
davanti agli inseguitori.
Venezia ricorda
i giorni della sua miseria e del suo vagare,
tutti i suoi beni preziosi dal tempo antico;
ricorda quando il suo popolo cadeva
per mano del nemico
e nessuno le porgeva aiuto.
I suoi nemici la guardavano
e ridevano della sua rovina.
Venezia ha peccato gravemente,
per questo è divenuta un panno immondo;
quanti la onoravano la disprezzano,
perché hanno visto la sua nudità;
anch'essa sospira
e si volge indietro.
La sua sozzura è nei lembi della sua veste,
non pensava alla sua fine;
essa è caduta in modo sorprendente
e ora nessuno la consola.
"Guarda, Signore, la mia miseria,
perché il nemico ne trionfa".
L'avversario ha steso la mano
su tutte le sue cose più preziose;
essa infatti ha visto i pagani
penetrare nel suo santuario,
coloro ai quali avevi proibito
di entrare nella tua assemblea.
Tutto il suo popolo sospira in cerca di pane;
danno gli oggetti più preziosi in cambio di cibo,
per sostenersi in vita.
"Osserva, Signore, e considera
come sono disprezzata!
Voi tutti che passate per la via,
considerate e osservate
se c'è un dolore simile al mio dolore,
al dolore che ora mi tormenta,
e con cui il Signore mi ha punito
nel giorno della sua ira ardente.
Dall'alto egli ha scagliato un fuoco
e nelle mie ossa lo ha fatto penetrare;
ha teso una rete ai miei piedi,
mi ha fatto cadere all'indietro;
mi ha reso desolata,
affranta da languore per sempre.
S'è aggravato il giogo delle mie colpe,
nella sua mano esse sono annodate;
il loro giogo è sul mio collo
ed ha fiaccato la mia forza;
il Signore mi ha messo nelle loro mani,
non posso rialzarmi.
Ha ripudiato tutti i miei prodi
il Signore in mezzo a me.
Egli ha chiamato a raccolta contro di me
per fiaccare i miei giovani;
il Signore ha pigiato come uva nel tino
la vergine figlia di Bepi.
Per tali cose io piango,
dal mio occhio scorrono lacrime,
perché lontano da me è chi consola,
chi potrebbe ridarmi la vita;
i miei figli sono desolati,
perché il nemico ha prevalso".
Rialto protende le mani,
nessuno la consola.
Il Signore ha inviato contro i Veneti
i suoi nemici da tutte le parti.
Venezia è divenuta
come panno immondo in mezzo a loro.
"Giusto è il Signore,
poiché mi sono ribellata alla sua parola.
Ascoltate, vi prego, popoli tutti,
e osservate il mio dolore!
Le mie vergini e i miei giovani
sono andati in schiavitù.
Ho chiamato i miei amanti,
ma essi mi hanno tradita;
i miei sacerdoti e i miei anziani
nella città sono spirati
mentre cercavano cibo
per sostenersi in vita.
Guarda, Signore, quanto sono in angoscia;
le mie viscere si agitano,
il mio cuore è sconvolto dentro di me,
poiché sono stata veramente ribelle.
Di fuori la spada mi priva dei figli,
dentro c'è la morte.
Senti come sospiro,
nessuno mi consola.
Tutti i miei nemici han saputo della mia sventura,
ne hanno gioito, perché tu hai fatto ciò.
Manda il giorno che hai decretato
ed essi siano simili a me!
Ti sia presente tutta la loro malvagità
e trattali duramente come hai trattato me,
a causa di tutte le mie prevaricazioni.
Molti sono infatti i miei sospiri
e il mio cuore si consuma".
Ecco, mi fermo qui e rimando chi fosse interessato alla lettura dell'originale. Mi limito a una considerazione di cui sono profondamente convinto, seppure non del tutto fiducioso vista la realtà attuale: noi torneremo liberi quando torneremo veri cristiani come i nostri avi e quando smetteremo di pensare prima "ai schei" e di bestemmiare, come fanno in troppi. Se non faremo così, resteremo una colonia italiana e per di più sottomessa agli americani. E giustamente, devo purtroppo aggiungere.