STORIA DEI VENETI /6 - La Serenissima prima dell'unificazione veneta
Dalla nascita del Ducato (697) a quella dello "Stato da Tera" (1404) per 7 secoli la Storia veneta è bipartita: da una parte l'Entroterra sottoposto al Sacro Romano Impero, dall'altra il litorale con la Serenissima che da ducato bizantino evolve in Repubblica Aristocratica.

Abbiamo già sfiorato nelle lezioni precedenti l'argomento della nascita del "Dogado", il ducato bizantino dapprima sottoposto all'Esarcato di Ravenna e poi, dopo la caduta di quest'ultimo per mano dei Longobardi, rimasto come ultimo avamposto in Occidente dell'Impero Romano antico, con un'autonomia da questo sempre crescente per la notevole lontananza dalla capitale Costantinopoli. Facciamo ora un piccolo passo indietro per esaminare dal principio la nascita di Venezia che tanto peso avrà nella Storia dei Veneti per oltre un millennio.
Dalle origini al XII secolo
La fascia costiera e le isole dell’estuario veneto erano già popolate in età romana da modeste comunità di marinai, di pescatori, di salinai, di mercanti che costituivano le propaggini marittime delle grandi città dell’interno, soprattutto di Padova e di Aquileia, e si avvantaggiavano della loro posizione sulla via più breve tra Aquileia e Ravenna. L’accrescimento della popolazione e la prima organizzazione lagunare derivarono dalla riconquista bizantina dell’Italia (535–553) e, poco dopo, dall’invasione dei Longobardi (568). Da questo momento, infatti, l’esodo della popolazione dell’interno, attaccata e minacciata dai Longobardi, verso la costa e le isole, protette dai Bizantini, divenne massiccio, e si costituì a Cittanova (sul luogo dell’antica Eraclea) un primo centro preminente sugli altri, residenza di un magister militum bizantino, mentre sopravvivevano, eletti in loco con attribuzioni amministrative, i tribuni marittimidell’età imperiale. Col progressivo indebolimento delle posizioni bizantine in Italia, il governo passò tra la fine del VII e gli inizi del VIII secolo a un magistrato eletto dalla popolazione locale, il doge (dal latino dux, cioè guida, condottiero, leader), salva sempre la sovranità imperiale bizantina, impersonata dall’esarca di Ravenna. Le figure dei primi due dogi, Paoluccio Anafesto (697–717) e Marcello Tegalliano (717–726) rimangono alquanto oscure; il terzo, Orso Ipato (726–737), dopo essersi ribellato a Costantinopoli che imponeva l’iconoclastia, si sottomise, ma finì assassinato, e dopo di lui, per cinque anni, caratterizzati da gravi turbolenze, il doge fu sostituito da un magister militum (737–742), strettamente legato all’esarca di Ravenna. Con la restaurazione del dogado (742), il centro politico e amministrativo fu trasferito a Malamocco e, caduto l’esarcato (751), acquistò una sempre maggiore autonomia rispetto a Costantinopoli, pur riconoscendone la sovranità che offriva il vantaggio dell’appoggio della massima potenza marittima del Mediterraneo a una comunità che viveva del mare. La caduta del regno longobardo e l’avvento dei Franchi (774) determinarono una frattura interna fra i fautori della conservazione della sovranità bizantina e quelli della dedizione a Carlo Magno; prevalsero i primi, e i tentativi del re d’Italia Pipino di conquistare il Dogado fallirono di fronte alla resistenza veneta, appoggiata da Costantinopoli (803-810); un successivo trattato tra Carlo Magno e l’Imperatore - o meglio: Basileo dei Romei bizantini - Michele I Rangabé riconobbe la sovranità bizantina su Venezia e Dalmazia (812). Durante questa crisi, o poco dopo, il governo sotto il doge Angelo Partecipazio (per altre fonti Agnello Particiaco, 809 o 810-827), fu definitivamente trasferito a Rivoalto (poi conosciuta come Rialto), dove ebbe inizio lo sviluppo della futura Venezia; secondo la tradizione, nell’828 Buono da Malamocco e Rustico da Torcello portarono da Alessandria, dopo un viaggio periglioso e un’avventura epica, le reliquie di san Marco evangelista, che divenne il Santo patrono.
Nell’anno 840 il doge Pietro Tradonico stipulò con l’imperatore Lotario, del Sacro Romano Impero, quello che passò alla Storia come Pactum Lotharii, un atto di politica estera esercitato in autonomia rispetto a Costantinopoli che, seppure non ancora ufficialmente, sancì l’emancipazione del Dogado veneziano dalla corona imperiale bizantina, mantenendo l’indipendenza rispetto alla corona imperiale franca. Sebbene formalmente l’indipendenza non fosse ancora proclamata e il legame con l’Impero Romano d’Oriente rimase in vigore ancora per oltre un secolo, si può ben dire che l’anno 840 segna uno spartiacque nella storia della sovranità veneta: una sovranità originaria dai tempi dell’antica Roma, rimasta valida grazie all’Impero Romano d’Oriente, e infine ottenuta e praticata direttamente con la crescita di importanza e di forza della nuova realtà lagunare.
Nei secoli IX e X l’ordinamento interno di Venezia si fissò nella forma del dogado elettivo e vitalizio: le aspirazioni dei Partecipazio, dei Candiano e degli Orseolo a renderlo ereditario causarono lotte furibonde e spesso cruente, ma furono rese vane dall’opposizione di altre famiglie e dalla resistenza popolare. La politica estera fu orientata a stabilire buoni rapporti con l’impero carolingio (a partire dal già citato Pactum Lotharii del 840, poi reiterato e confermato da atti ulteriori) e a consolidare quelli con Costantinopoli, con cui Venezia collaborò efficacemente nella lotta contro gli Arabi, da poco diventati musulmani e immediatamente aggressivi con lo scopo di sottomettere il mondo intero all’islam secondo le indicazioni esplicite e inappellabili del Corano; essa intanto difendeva l’Adriatico dagli Slavi (Narentani), che dall’interno ne avevano raggiunto le coste e praticavano la pirateria. Le incursioni magiare nell’entroterra veneto fecero affluire nuovi immigrati alle isole lagunari; verso la fine del X secolo Rialto crebbe d’importanza politica ed economica, superando Torcello, e il complesso insulare circostante cominciò a saldarsi ad esso. Il commercio di transito tra l’Oriente e l’Occidente, la necessità di rifornimento di viveri e di materie prime, come il legname, e più generali ragioni di sopravvivenza spinsero infine Venezia a una politica di espansione, brillantemente avviata da Pietro II Orseolo (992-1009), che poté stabilire il predominio veneziano sull’Istria e sulla Dalmazia, avviando quello sull’intero Adriatico. Il titolo da lui assunto di “Duca di Dalmazia e di Croazia” significava la sua posizione di delegato dell’Impero bizantino a difesa dei confini, mentre l’indipendenza del dogado era ormai cosa manifesta e conclamata nei fatti, a cui mancava solo la sanzione ufficiale.
Il 16 Novembre 1002 arrivò il riconoscimento ufficiale dei privilegi veneziani da parte dell’Imperatore Enrico II del Sacro Romano Impero, che riconobbe anche il titolo del Doge di “Duca di Dalmazia e Croazia”. Con il riconoscimento del SRI l’indipendenza dall’Impero Romano d’Oriente è cosa fatta nella sostanza, benché manchi ancora la formale accettazione da Costantinopoli.
Nel 1054 Venezia decise di rimanere fedele al papa in occasione dello Scisma d’Oriente, non aderendo alla Chiesa Ortodossa voluta dall’imperatore bizantino, sancendo così la sua definitiva indipendenza politica e spirituale tanto da Roma, essendo la sua sovranità slegata dalla pratica delle investiture papali perché di origine antecedente, quanto da Costantinopoli, essendo la sua fede cattolica diversa da quella bizantina.
Nel XI secolo Venezia si impegnò a fondo con Bisanzio per impedire l’affermazione dei Normanni nelle Puglie e nell’Epiro e ottenne in compenso dal Basileo Alessio I Comneno i più ampi privilegi commerciali nell’Impero sanciti dalla Crisobolla del 1082 che, implicitamente, dava per assodata e accettata l’indipendenza della Repubblica veneziana, conclamatasi definitivamente con le due svolte storiche del 1002 e del 1054. Mantenendosi sostanzialmente neutrale nella lotta per le investiture del Sacro Romano Impero, ottenne da Enrico IV la libertà di traffico tra l’Italia e la Germania (1095). Per conservare la sua posizione competitiva nei confronti di Genova e di Pisa intervenne nella Prima Crociata (conquista di Caifa, 1100); ma, offesa dai vantaggi concessi alle repubbliche marinare rivali da Giovanni II Comneno, ruppe ufficialmente con Costantinopoli: sotto il dogado di Domenico Michiel (1118-1129) conquistò e saccheggiò varie isole dell’Egeo e dello Ionio ottenendo infine la conferma dei privilegi del 1082 e diritti su Creta e Cipro (trattato del 1126); in Siria tolse ai musulmani Ascalona, contribuì alla conquista di Tiro e ottenne dal re di Gerusalemme, Baldovino II di Bourg, di stabilirvi colonie permanenti col privilegio della extraterritorialità. L’Oriente mediterraneo si costellò di stabilimenti veneziani (i principali erano a Costantinopoli, Salonicco, Corinto, nelle isole di Cipro, di Creta e Ionie e, in Medioriente, ad Ascalona, Caifa, Tiro), ma anche genovesi e pisani, rivali e concorrenti. Ai privilegi nell’Impero bizantino, ancora accresciuti nel 1148, se ne aggiunsero nel regno normanno di Sicilia (1155). Nella seconda metà del XII secolo Venezia fu minacciata sia dall’imperialismo di Federico I Barbarossa, sia da quello di Manuele I Comneno. Di fronte al primo si tenne fedele al papa Alessandro III, ma pur avendo aderito alla prima Lega lombarda svolse una così abile politica di equilibrio tra l’imperatore e i Comuni che, dopo la vittoria di questi ultimi a Legnano (1176), poté esercitare un’efficace opera di mediazione al convegno di Venezia del 1177, con doge Sebastiano Ziani nel ruolo di mediatore indipendente tra imperatore e papa. I rapporti veneto-bizantini si guastarono per le ambizioni di Manuele I su Ancona, rivale di Venezia, e per un violento movimento xenofobo scatenatosi nell’Impero Romano d’Oriente che provocò arresti e confische di beni ai danni dei veneziani (1171); questi spedirono una flotta (1172) che fu respinta e conclusero una pace (1175) confermata sotto Andronico I Comneno (1183). Ma i rapporti tra Venezia e Costantinopoli, ormai potenze concorrenti, non tornarono più alla normalità.
Durante tale duplice crisi si ebbero tuttavia all’interno, pur tra aspri contrasti, alcune importanti riforme costituzionali. Dopo l’assassinio del doge Vitale II Michiel (1172) furono istituiti i Pregadi(che dal XIV secolo costituirono il Senato), mentre l’assemblea popolare, cui spettavano tradizionalmente le decisioni più importanti, fu sostituita dal Maggior Consiglio; a questo furono affidate la distribuzione delle cariche pubbliche, compresa l’elezione del doge, e la determinazione degli argomenti da sottoporre all’approvazione del popolo, il cui intervento si limitò alla ratifica di provvedimenti già decisi. Si profilava dunque quella costituzione aristocratica che fu poi tipica della Repubblica. Come il doge e i consigli, così tutte le magistrature (finanziarie, giudiziarie, ecc.) erano elettive e soggette a rigorosi controlli. Il processo di costituzionalizzazione del potere raggiunse l’apice probabilmente nell’Anno Domini 1148 con l'adozione dell'uso di far proclamare al Doge la Promissione Ducale (promissio domini ducis) che aveva il significato di limitare i poteri e di definire costituzionalmente in modo solenne gli obblighi del vertice della sovranità, fatto del tutto nuovo nella Storia; tale prassi andò consolidandosi fino a quando,in data 21 Giugno, Enrico Dandolo diventò Doge e lesse la più antica Promissione giunta fino a noi intatta, documento che anticipa di 23 anni la Magna Charta libertatum inglese del 1215.
I secoli XIII e XIV: la grande espansione mercantile
Alla fine del XII secolo la posizione di Venezia fu scossa da avvenimenti sfavorevoli: moti di rivolta lungo tutta la costa orientale dell’Adriatico, sostenuti da Slavi, Ungheresi e Normanni; politica equivoca degli imperatori bizantini, intesa a bilanciare la potenza veneziana con quella genovese e pisana; retrocessione, dopo la conquista musulmana di Gerusalemme, delle posizioni in Siria. La Serenissima uscì da questa crisi con la Quarta Crociata (1202-1204), che si trasformò, per opera soprattutto dei Veneziani, nella conquista di Costantinopoli, nella spartizione dell’Impero bizantino e nella costituzione dell’Impero Latino d’Oriente con grandi vantaggi per i Veneziani stessi. Se la Repubblica limitò la propria occupazione a centri strategici in Epiro, in Morea, a Creta (Candia) e in Eubea (Negroponte), numerosi patrizi veneziani poterono insediarsi nelle principali isole egee come vassalli della Repubblica stessa; si formò così una densa costellazione di colonie, un vero e proprio Stato da Mar, che comprendeva il meglio dell’antico Impero bizantino e assicurava ai mercanti veneziani una posizione di monopolio commerciale, anche se contrastata dai Genovesi e dai Bizantini. L’Impero latino d’Oriente durò solo fino al 1261 quando cadde per mano di Michele VIII Paleologo, ma Venezia conservò molte delle sue conquiste pur perdendo i privilegi sul territorio tornato sotto la sovranità bizantina. I Veneziani, ora posposti ai Genovesi, tra il 1261 e il 1330 si sforzarono di recuperare Costantinopoli (con l’appoggio degli Angioini di Napoli), ottenendo parziali successi; poi, per fronteggiare l’avanzata dei Turchi Ottomani, passarono alle trattative con i bizantini e, verso la fine del XIV secolo, riacquistarono in Oriente l’egemonia perduta nel 1261. Nello stesso periodo combatterono quasi ininterrottamente contro i Genovesi (1261-1270, 1294-1299, 1351-1355, 1378-1381) e si assicurarono, mediante accordi con i musulmani, posizioni in Egitto e in Siria, dove facevano capo le carovane provenienti dalle Indie. La guerra più dura contro Genova fu quella di Chioggia, terminata con la Pace di Torino (1381); Venezia poté riprendere la sua attività politico-economica in Oriente senza rivali, perché Genova cominciò allora a declinare. Nei secoli XIII-XIV la principale riforma costituzionale veneziana fu la Serrata del Maggior Consiglio (1297) con cui fu sancito il carattere oligarchico della Repubblica. La riforma, osteggiata da un forte partito, diede luogo nel 1310 a un complotto per un tentativo di colpo di Stato guidato da Baiamonte Tiepolo, che fu represso duramente. A tutela del nuovo ordinamento fu istituito il Consiglio dei Dieci, via via accresciuto di competenze e di poteri, divenuto magistratura permanente dopo la congiura del Doge Marino Falier, condannato a morte nel 1355.
Ora la Repubblica di Venezia, forte del Dogado e dello Stato da Mar, era diventata una potenza politica e commerciale di prima grandezza e Rialto si avviava a diventare, per alcuni secoli, il più importante mercato del mondo. Fu a questo punto della Storia che i Veneti di Venezia rivolsero lo sguardo verso l’entroterra da cui provenivano, ancora abitato dai Veneti che erano rimasti là a sviluppare le città e i territori nel contesto del Sacro Romano Impero; e lo rivolsero con lo scopo di espandere il loro dominio per proteggersi le spalle dalle mire dei signori locali e dei sovrani di terraferma, invidiosi e bramosi delle sue ricchezze.
Imposta dunque da necessità di difesa contro l’avanzata di signori miranti al dominio del Veneto e della Lombardia, l’espansione di Venezia nell’entroterra iniziò con la partecipazione della Repubblica alla Lega fiorentino-milanese (1337-1339) che provocò il crollo di Mastino II Della Scala: Venezia ottenne provvisoriamente nel 1339 Treviso (poi definitivamente dal 1389), Ceneda (acquistata stabilmente dal 1388) e Castelfranco. Decisa a sbaragliare i Da Carrara, signori di Padova, e gli Scaligeri, signori di Verona, dopo il breve periodo visconteo Venezia trovò il favore della maggior parte delle città del Veneto che cominciarono le “dedizioni alla Serenissima”, anche per il timore di finire sotto il dominio di altre signorie, o addirittura monarchie straniere che davano meno garanzie. Ma questo lo vedremo dopo aver esaminato gli stessi 7 secoli medievali dal punto di vista dell'Entroterra veneto.