Torna agli articoli
Politica e Società 06-04-2024

La NATO dovrebbe morire

Fondata in aprile del 1949 come alleanza difensiva, oggi è profondamente mutata negli scopi e non pare più adeguata alle vere esigenze strategiche degli europei

 

 

La North Atlantic Treaty Organization fu fondata all'indomani della Seconda Guerra Mondiale con la firma avvenuta a Washington - il 4 aprile 1949 - del Patto Atlantico da parte di 12 Stati fondatori, tra cui la neonata Repubblica Italiana.

La natura del patto era di tipo difensivo e mirava a soddisfare l'esigenza strategica di preservare dall'espansionismo comunista sovietico i Paesi usciti dalla guerra sotto l'influenza delle potenze alleate USA-UK-Francia. In particolare l'Europa continentale era uscita spaccata in due dagli accordi di Yalta, che definirono gli assetti postbellici poco prima che la guerra finisse con la definitiva capitolazione di Germania e Giappone: la "cortina di ferro calata tra Stettino e Trieste" (cit. Churchill) assegnava l'Europa occidentale alla sostanziale guida degli USA e l'Europa orientale all'URSS, anch'essa vincitrice della guerra. Ebbe così inizio la cosiddetta "Guerra Fredda", ovvero la competizione per il predominio globale tra modello capitalista liberale e modello comunista, competizione sul piano tanto economico quanto militare che non sfociò mai in guerra aperta, nonostante diversi conflitti regionali scoppiati in varie parti del mondo (Corea, Vietnam, Afghanistan, oltre a rivoluzioni come a Cuba o in Iran, e a colpi di Stato in Africa e in America Latina).

Con la caduta del Muro di Berlino (1989) e l'unificazione della Germania (1990), seguita dall'implosione (1991) e dalla successiva dissoluzione dell'URSS, a cui fece seguito la guerra dei Balcani con la dissoluzione della Jugoslavia (1992-1999), venne meno il Patto di Varsavia che univa militarmente i Paesi sotto l'influenza sovietica in funzione anti NATO, e molti di questi Paesi decisero di cambiare fronte proprio in quegli anni. Con la partecipazione attiva alla guerra in Jugoslavia, contro la Serbia in particolare, la NATO abbandonò la sua natura difensiva e cominciò a operare anche in modo preventivo o addirittura offensivo, come per i bombardamenti su Belgrado.

Da allora sono profondamente cambiate le cose, perché in seguito agli attacchi terroristici dell'11 Settembre 2001 a New York e Washington la NATO è diventata il braccio armato degli USA per la loro politica di espansione della zona di influenza, mirata a estendere sull'intero pianeta il modello capitalista liberale statunitense. Nel ventennio di inizio secolo si sono però presentate delle variabili che presentano oggi uno scenario mondiale del tutto mutato rispetto a quello del 1949 e non si può fare a meno di tenerne conto.

La Russia, cioè il più grande Stato del mondo nonostante non sia più unito alle altre 15 repubbliche che formavano l'URSS, è tornata ad essere un attore importante dello scenario mondiale non solo per le sue dimensioni geografiche e demografiche, ma soprattutto grazie alle sterminate ricchezze minerarie e agricole che le hanno restituito una dignità crescente, sostenuta dal potentissimo apparato militare e dall'arsenale missilistico e atomico. La Cina, altra potenza vincitrice dell'ultima guerra mondiale, è assurta progressivamente al ruolo di prima potenza economica e mira all'egemonia regionale in Estremo Oriente anche dal punto di vista militare. L'India è divenuta il Paese più popoloso al mondo ed è in forte crescita economica e militare (è una potenza atomica), mentre il Medio Oriente ribolle tra mille variabili (Israele e Iran sono i due poli opposti di una vasta gamma di colori intermedi anche in seno al mondo islamico, con le consuete divisioni fra sunniti e sciiti, nonché tra Turchia, Egitto, Siria e mondo arabo). Nessuno di questi Paesi, eccettuato Israele che è una creatura delle élites occidentali sorta nel 1948, vuole vedersi imposto il modello liberale USA, chi per religione, chi per cultura, chi per ragioni prettamente politiche; e questo innesca tensioni continue, soprattutto perché gli USA non accettano di ridimensionare il loro piano di dominio globale.

In tutto questo scacchiere, mentre Africa e America Latina ribollono tra povertà e spinte allo sviluppo desiderose di emanciparsi dal paternalismo occidentale, la vecchia Europa sembra incapace di svolgere un ruolo autonomo. L'influenza statunitense ha pesantemente indirizzato il processo di integrazione europea, portando la CEE a evolvere in UE con il sempre più chiaro piano di dar vita agli USE (Stati Uniti d'Europa), ovvero a replicare il modello USA senza tenere conto della Storia del continente europeo. Dal punto di vista degli USA è naturale agire in questa direzione, ed è per questo che gli USA hanno sempre imposto la permanenza della NATO anche dopo la fine della Guerra Fredda, ostacolando la nascita della CED (Comunità Europea di Difesa) che pure era uno dei pilastri del piano di integrazione europea. Ma dal punto di vista degli europei ha davvero senso tutto ciò?

La risposta non può che essere negativa: dopo 80 anni dalla Seconda Guerra Mondiale è talmente cambiato lo scenario internazionale che sarebbe assai più opportuno liquidare la NATO, per dare vita alla CED e riconsiderare l'integrazione europea secondo il modello della CEE (area di libero scambio e libera circolazione, con le sovranità statali inalterate) per un'Europa dei popoli, interrompendo così il processo di unificazione in corso. E per quanto riguarda l'Italia, che è la culla della civiltà occidentale e detiene da sola i 2/3 del patrimonio culturale e archeologico dell'intero pianeta, sarebbe probabilmente giunta l'ora di abbandonare la logica della guerra per sempre e di dare vita a una "alleanza difensiva di Paesi neutrali" con le confinanti - e già neutrali - Svizzera e Austria. Le basi NATO e USA presenti sul territorio andrebbero smantellate, gli americani ringraziati e rimandati a casa perché ampiamenti compensati del loro sforzo con i vantaggi strategici ed economici goduti grazie all'occupazione militare, e la stessa Repubblica Italiana meriterebbe finalmente di essere ridisegnata secondo i princìpi confederali tra le nazionalità preunitarie che avrebbero dovuto caratterizzare la nascita dello Stato nel XIX secolo, la cui mancata applicazione in favore di uno Stato unitario e centralista è la causa di gran parte delle mancanze a cui i cittadini della Repubblica Italiana sono soggetti.

A 75 anni dalla fondazione, la NATO dimostra di essere invecchiata male e di non essere più adatta alle esigenze dei Paesi europei, soprattutto Italia e Germania. Ormai è solo il braccio militare di USA e Regno Unito di Gran Bretagna che hanno esigenze geostrategiche diverse dall'Europa continentale, la quale ha bisogno di distensione e di buoni rapporti con la Russia. Anche se gli angloamericani non sono d'accordo, per il nostro bene e per poter decidere del nostro futuro è opportuno cominciare a mettere sul tavolo l'obiettivo di liquidare la NATO e di consegnarla ai libri di Storia, prima che per sua causa sui libri di Storia finisca una Terza Guerra Mondiale che distruggerebbe la civiltà europea.

 

Condividi articolo