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Religioni 02-11-2023

ISLAM E CORANO: NOZIONI DI BASE

Iniziamo un percorso di conoscenza della religione che oggi conta più adepti nel mondo, l'Islam.

 

 

Come inizio del percorso di conoscenza della religione islamica, credo sia importante definire alcuni concetti basilari senza dare per scontato alcun elemento. Tante volte infatti mi sono accorto, insegnando religione a scuola o anche in contesti diversi, che c'è molta gente che non sa collocare la religione sul piano della Storia e la confonde con una dimensione legata puramente allo spirito, alla coscienza, talvolta perfino alla fantasia. Questo impedisce di averne una comprensione corretta, anche minima, e questo noi dobbiamo subito correggere.

Nel prossimo articolo si parlerà del Profeta dell'Islam, Maometto (Mohamed, o Muhammad secondo la pronuncia, in arabo), e sarà l'occasione per dare tutti i dettagli storici della nascita della religione dei musulmani (da "muslim" che significa "credente, fedele"), sorta agli inizi del VII secolo dopo Cristo, a partire dal 622 anno dell'Egira ("Fuga, fuoruscita, emigrazione"). In questo articolo mi voglio limitare ad alcune informazioni ancor più basilari.

Partiamo dalla parola "islam" che si traduce dall'arabo con il termine "sottomissione". Dire "religione dell'islam" o dire "religione della sottomissione" è esattamente la stessa cosa, si tratta di usare la parola araba oppure quella italiana. La sottomissione è al Corano (da "al- Qur'an" che significa "la lettura") considerato come "parola increata di Allah", cioè del dio dei musulmani che l'avrebbe dettata al Profeta Maometto mentre questi viveva degli stati di estasi. Il Corano è tale solo in lingua araba, perché Allah è un dio che parla arabo, mentre tutte le traduzioni sono solo documenti cartacei validi sotto l'aspetto culturale, ma non sono il Corano che, in arabo, è sacro e inviolabile perché è il verbo di Allah. Per fare un'analogia, sicuramente impropria ma utile a far capire la mentalità musulmana, il Corano è assimilabile per la sacralità che gli viene attribuita dai musulmani alla sacralità che i cattolici attribuiscono alle ostie consacrate in cui vi è la presenza reale del Verbo di Dio, cioè Gesù Cristo.

Fino al VII secolo non esisteva l'islam ed esso nacque dall'opera di Maometto, come vedremo nel prossimo articolo, che adattò al contesto sociale e culturale della Penisola Araba elementi tratti dall'ebraismo e dal cristianesimo, di quest'ultimo da una versione ereticale - che è quella dei nestoriani - diffusa in quelle zone alla sua epoca. Il Corano è composto di 114 capitoli, detti "sure" o "suwar", suddivisi in 6236 versetti, detti "ayyat". Tutto insieme è più breve del Nuovo Testamento della Bibbia Cristiana.

Gli studiosi del Corano tendono a suddividere le sure in due gruppi, quelle meccane scritte a La Mecca prima della fuga verso Medina (Yathrib ai tempi del Profeta), e quelle medinesi scritte appunto a Medina. Per il particolare contesto di guerra civile a sfondo religioso che connota la vicenda della nascita dell'islam, le sure medinesi assumono anche una connotazione di carattere quasi costituzionale giuridico, mentre le meccane sono più spirituali; sta di fatto che il Corano è, in alcune sue parti, assimilabile a una costituzione morale e giuridica scritta in tempo di guerra che è poi stata sacralizzata dopo la morte del Profeta, vincitore della guerra civile e religiosa araba di cui si darà conto parlando di lui.

L'islam è suddiviso in due grandi gruppi religiosi, più alcuni sottogruppi minoritari esistenti solo in Africa. I due grandi gruppi sono: i sunniti (da "sunna" che significa "tradizione") che sono poco oltre l'80% dei musulmani nel mondo a partire dall'Arabia, dal Nord Africa e dalla Turchia, più Pakistan, Bangladesh e Indonesia tra i Paesi più popolosi; e gli sciiti (da "shia't Ali", cioè "il partito di Ali" di cui daremo conto in seguito) che sono circa il 15% dei musulmani (tutto l'Iran, la maggioranza di Iraq, Siria e Libano, più alcune minoranze esigue altrove).

I sunniti aggiungono al Corano anche gli "hadit", o "Editti coranici" o anche "Detti e fatti del Profeta", che costituiscono la "sunna", cioè la "tradizione". Essi sono un vero e proprio codice civile che regola tutti gli aspetti della vita sociale, dando alla legge una veste religiosa anche se si tratta di compravendite, matrimoni, successioni, contratti, attività commerciali, eccetera. Molti musulmani scambiano per Corano la sunna, anche perché questa è conosciuta da tutti, mentre il Corano è spesso conosciuto solo in arabo e a memoria, per ripetizione, e l'arabo non è compreso dalla maggior parte dei musulmani del mondo. Questo è uno degli aspetti che generano il fondamentalismo per colpa dell'ignoranza di chi scambia norme di diritto civile per la "parola increata di Allah" e considera la "Shari'a", cioè la "legge coranica", un tutt'uno con la sunna. Avremo modo di approfondire queste tematiche con articoli specifici.

Ultima cosa, che verrà compresa meglio in seguito: l'Islam, come anche l'ebraismo, è un'ortoprassi, a differenza del cristianesimo che è un'ortodossia fin dalle origini: Cristo era in polemica con i farisei proprio perché essi badavano più all'esteriorità della pratica religiosa che all'essenza e alla verità cui la pratica rimandava, secondo il Suo insegnamento. Questo significa che la pratica (praxis) religiosa esteriore è assai più importante dell'opinione (doxa) interiore per definire una persona come musulmana, con la conseguenza che il controllo sociale diventa fortissimo in una comunità religiosa (la "Umma", cioè l'insieme dei musulmani) dove non esiste una classe sacerdotale; infatti l'islam sunnita non prevede il clero e anche gli "imam" sono figure laiche a capo di una comunità, più simili a un sindaco che a un prete, sebbene la religione sia l'elemento fondamentale di quella comunità.

Nel prossimo articolo analizzeremo la figura del Profeta Maometto e la sua vicenda umana che ci aiuterà a capire la genesi dell'Islam e alcune caratteristiche cardinali di questa religione.

 

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