DITTATURA GLOBALISTA: sentenza choc della CEDU
La recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) che condanna la Svizzera per inazione governativa in materia ambientale rappresenta un attacco diretto alla sovranità nazionale

La recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) che condanna la Svizzera per inazione governativa in materia ambientale, in seguito alla denuncia di un gruppo di attiviste militanti alla causa globalista, rappresenta un attacco diretto alla sovranità nazionale. Questa decisione, promossa da ambienti vicini al World Economic Forum (ricordo che a Davos, in Svizzera, c'è la sede principale del WEF) che infatti sul suo sito usa toni trionfanti per celebrare la sentenza, mina la capacità dei singoli Stati di perseguire politiche interne in linea con le loro specifiche esigenze e valori culturali. Con il grimaldello della paventata emergenza climatica si vuol mettere sotto controllo e limitazione la libertà decisionale dei singoli Stati, per sottoporli alle direttive favorevoli alla Green Economy in favore dei grandi portatori d'interesse (stakeholders) di questo settore economico produttivo, che sono tra i grandi sponsor del World Economic Forum.
L'ecologismo globalista si presenta sempre più come una sorta di nuova religione laica. Questo movimento spinge per l'adozione di politiche ambientali radicali, spesso ignorando i contesti nazionali e imponendo la sua agenda attraverso istituzioni sovranazionali come la CEDU, o come la Commissione UE. Tuttavia, mentre i suoi sostenitori si spacciano come paladini dell'ambiente, la loro azione in realtà mette in pericolo la sovranità nazionale e, in ultima analisi, perfino la democrazia nel suo senso più autentico, poiché vi è la pretesa di imporre dei vincoli dall'alto al libero esercizio della potestà decisionale dei rappresentanti locali dei popoli. La sentenza della CEDU rappresenta infatti un pericoloso precedente, perché un organismo sovranazionale si arroga il diritto di giudicare le politiche ambientali di uno stato sovrano, ignorando il principio fondamentale del rispetto delle decisioni prese democraticamente a livello nazionale. Questo apre la strada a ingerenze sempre maggiori anche da parte di altri organismi sovranazionali nell'ambito delle politiche nazionali, minando la democrazia e la volontà popolare.
L'ecologismo globalista tra l'altro, proprio per la sua pretesa di assolutezza tipica di un approccio di stampo religioso, spesso entra in conflitto con i valori tradizionali della società, compresi quelli cristiani. Mentre il mondo progressista promuove politiche ambientali radicali, spesso trascurando le conseguenze sociali ed economiche, i valori della tradizione cristiana pongono l'accento sull'importanza della cura della creazione, ma anche sulla tutela della dignità umana e del benessere sociale. La sentenza della CEDU minaccia di ignorare questa complessa intersezione tra ambiente, società e valori umani, creando una gerarchia di valori che mette l'ambiente al primo posto al punto da essere addirittura il fondamento dei diritti umani.
La sentenza della CEDU contro la Svizzera è un chiaro esempio dell'ecologismo globalista che avanza a scapito della sovranità popolare e dei valori tradizionali. È essenziale resistere a questo attacco alla democrazia e alla libertà della politica, difendendo la capacità degli Stati di perseguire politiche ambientali in linea con le proprie esigenze e valori culturali. L'ecologismo non dovrebbe diventare una nuova religione imposta dall'alto, ma piuttosto un impegno condiviso basato sul rispetto reciproco e sulla sostenibilità a livello nazionale e globale.