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Religioni 05-02-2023

BIBBIA /La torre di Babele

La famosa pagina dedicata alla vicenda della torre di Babele è di grande attualità per la sua denuncia della superbia umana che confida solo nella Tecnica per "raggiungere il Cielo".

 

 

Leggere la pagina della Genesi dedicata alla costruzione della torre di Babele (capitolo 11) è quanto mai attuale, in quest'epoca segnata dall'atteggiamento fanatico scientista di un'umanità che crede di potersi salvare da sola, confidando solo nei propri mezzi per "raggiungere il Cielo" e per "essere come Dio". Lo abbiamo sperimentato con l'atteggiamento di stampo totalitario tenuto dal potere politico durante il biennio della pandemia di Covid19 e, adesso, con l'entusiasmo acritico e irriflessivo verso l'Intelligenza Artificiale che viene introdotta nella quotidianità delle persone, senza la minima disponibilità a riflettere sulla sua reale utilità o su eventuali, possibili controindicazioni. Ritorna così, perpetuamente, il peccato originale a produrre gli stessi effetti e a causare gli stessi fallimenti devastanti, con l'essere umano che non impara mai dai propri errori e proprio per questo necessita perpetuamente di venire salvato dalla sola fonte di salvezza, cioè dalla Grazia redentrice effusa da Cristo sulla Croce.

Questa pagina è interessante proprio per questi spunti filosofici che offre, dalla fragranza sempre fresca, ma la sua forza consiste soprattutto nel messaggio religioso che propone. Attraverso la prepotenza oppressiva - che è una nuova incarnazione del peccato originale presentato nel capitolo 3 di Genesi - viene stravolta la ricchezza della varietà di culture, di razze e di nazioni che era stata appena descritta (capitolo 10), e si trasforma in un groviglio di esclusivismi, tensioni razziali, prevaricazioni e nazionalismi imperialistici.

L'autore biblico fonde nel suo racconto elementi differenti. C'è innanzitutto l'avversario tradizionale di Israele, Babilonia, il cui nome (Babel), che significa letteralmente "porta di Dio" (cioè città santa perfetta), viene liberamente interpretato sulla base del verbo ebraico balal che vuol dire "confondere". C'è, poi, la "torre la cui cima tocca il cielo" (11,4) che rimanda alla ziqqurrat, cioè al tipico tempio mesopotamico a gradoni che aveva al vertice il santuarietto del dio. A Babilonia questo tempio era grandioso e portava il nome di Entemenanki, cioè di "casa delle fondamenta del cielo e della terra", ed è per la Bibbia il simbolo dell'idolatria.

C'è, infine, la diaspora dei popoli in forme opposte e divise di cultura, segno del peccato di orgoglio delle grandi potenze castigato dal Signore che, offeso dal tentativo degli uomini di presumere di poter raggiungere il cielo con le sole proprie forze, "disperse gli uomini su tutta la terra" (11,8) confondendone le lingue e causando così l'incomprensione reciproca, metafora della superbia che impedisce di ascoltare e capire il cuore dell'altro. Babilonia diventa, così, l'emblema dell'oppressione blasfema, del potere che sfida Dio e s'illude di dominare il mondo, creando divisioni, odio, miseria. La pluralità di culture e di civiltà è, invece, un segno positivo quando si sviluppa nell'armonia, nella libertà, nella creatività. Diventa allora simile a una musica o a un coro dai mille suoni e dalle tante voci che si muovono in concerto, proprio come accade nella Pentecoste cristiana che, a questo punto, è opportuno evocare.

"Costoro che parlano non sono forse tutti galilei? E com'è che li sentiamo ciascuno parlare nella nostra lingua nativa?" (Atti degli Apostoli 2, 7-8). Tutti ricordiamo la cornice della Pentecoste descritta da Luca negli Atti degli Apostoli: la dispersione e la confusione "babelica" sono cancellate dalla forza unificante e illuminante dello Spirito Santo che nella Chiesa fa a tutti professare la stessa fede in Cristo, pur nella diversità delle lingue e delle culture. Non cercando l'illuminazione e la salvezza con mezzi propri o con vie umane, ma solo attuando il proposito di "instaurare omnia in Christo" è possibile anticipare già sulla terra, qui e ora, un assaggio dell'ordine definitivo di pace e armonia che è destinato a chiunque accolga liberamente la Grazia redentrice offerta a molti, secondo la misura della sapienza di Dio.

 

 

 

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