Torna agli articoli
Politica e Società 26-01-2026

IL VENETO SI PROCLAMI REGIONE ANTINAZISTA!

Ho presentato al Consiglio Regionale veneto una risoluzione estremamente dettagliata per inchiodare alle proprie responsabilità morali, storiche, filosofiche, culturali, tutti quelli che si riempiono la bocca nel "Giorno della Memoria" e poi replicano le stesse, identiche, logiche del regime nazista nella vita di tutti i giorni.

 

 

Vi informo che il 27 Gennaio 2027, Giorno della Memoria, presento al Consiglio Regionale veneto una risoluzione estremamente dettagliata per inchiodare alle proprie responsabilità morali, storiche, filosofiche, culturali, tutti quelli che si riempiono la bocca nel "Giorno della Memoria" e poi replicano le stesse, identiche, logiche del regime nazista nella vita di tutti i giorni. Qui sotto metto solo il riassunto, la mozione verrà divulgata nei prossimi giorni, affinché essa non risulti opacizzata dal filtro dei mass media.
 
VENETO REGIONE ANTINAZISTA “Moratoria sulle pratiche biopolitiche di tipo eugenetico”
 
La mozione che sarà presentata nel Giorno della Memoria nasce dalla consapevolezza che il nazionalsocialismo non fu una semplice “deviazione morale”, ma l’esito coerente di una precisa visione dell’uomo e della società. Comprendere questo è decisivo per evitare che gli stessi presupposti, sotto forme nuove, tornino a produrre effetti analoghi.
Il cuore dell’ideologia nazista non fu soltanto il razzismo etnico, ma una concezione biopolitica dell’essere umano: l’uomo ridotto a organismo, a risorsa, a materiale da amministrare. La dignità non era intrinseca alla persona, ma dipendeva da criteri di forza, salute, utilità sociale. In questa logica nacque prima l’Aktion T4, cioè l’eliminazione di disabili, malati mentali e “inermi”, e solo dopo lo sterminio di interi popoli. La Shoah fu preceduta dall’eliminazione dei fragili.
Questo paradigma è stato analizzato in profondità dalla filosofia del Novecento. Adorno e Horkheimer, nella "Dialettica dell’Illuminismo", mostrarono come la razionalità moderna, quando si separa dall’etica e dalla trascendenza, si trasforma in razionalità strumentale: tutto diventa mezzo, anche l’uomo.
La tecnica, invece di servire la vita, comincia a gestire la vita e la morte. Nei campi di sterminio e nell’Aktion T4 la morte fu amministrata come un problema logistico, sanitario, economico. Questo non fu un ritorno alla barbarie, ma una degenerazione della modernità.
Augusto Del Noce colse il passaggio decisivo: il tramonto delle ideologie tradizionali non porta alla libertà, ma al nichilismo tecnocratico, in cui l’unico criterio diventa ciò che è possibile fare. Quando non esistono più verità morali oggettive, il potere tecnico-scientifico diventa sovrano. In una società così strutturata, la vita umana perde il suo carattere inviolabile e può essere valutata secondo costi, utilità, qualità. L’eutanasia e la selezione dei “non produttivi” non sono eccezioni: sono conseguenze logiche.
Pier Paolo Pasolini, da un’altra prospettiva, arrivò alla stessa diagnosi. Egli parlò di un “nuovo fascismo”, più pervasivo di quello storico, perché fondato sul consumismo e sull’omologazione antropologica. In questa società, l’uomo non è più persona, ma funzione del sistema economico e dei suoi bisogni. Il corpo, la sessualità, la nascita e la morte diventano oggetti di gestione tecnica e commerciale. Per questo Pasolini vedeva nel modello del marchese Donatièn Alphonse François De Sade una metafora della modernità: l’uomo ridotto a cosa disponibile.
Queste tre linee di pensiero convergono su un punto decisivo: quando la persona perde il suo valore intrinseco, la violenza diventa razionale. Non è più crimine, ma amministrazione. Non è più odio, ma efficienza.
Il Veneto, per la sua storia giuridica e culturale, rappresenta l’opposto di questo paradigma. La civiltà della Serenissima e la tradizione cristiana che l’ha informata si fondano sul diritto naturale, sulla dignità della persona e sul limite del potere. Qui l’uomo non è mai mezzo, ma fine.
Dichiarare il Veneto “Regione Antinazista” non significa solo condannare il passato, ma prendere posizione sul presente: significa affermare che nessuna vita è indegna, che nessuna esistenza può essere giudicata inutile, che nessuna tecnica può decidere chi deve vivere o morire. Significa interrompere oggi la catena di idee che ieri ha portato ad Auschwitz e all’Aktion T4.
La memoria diventa così responsabilità. E la responsabilità, politica.

 

Condividi articolo