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Politica e Società 29-04-2024

ELEZIONI EUROPEE: LA PARTITA E' SULL'AFFLUENZA

Alle elezioni di giugno per il Parlamento Europeo la vera questione che sta emergendo su tutte le altre è quella della percentuale di affluenza alle urne. Le istituzioni europee, già in forte deficit di democrazia, otterranno ancora la legittimazione popolare con la partecipazione al voto?

 

 

In Germania, Austria, Belgio e Malta faranno votare addirittura i sedicenni, in Grecia i diciassettenni. I rappresentanti dei vertici istituzionali stanno facendo ripetuti appelli al voto, sintetizzati dallo slogan ripetuto dalla Presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola, già allieva del Programma "Young Global Leaders" del World Economic Forum: "Se non votate, lascerete agli altri la facoltà di decidere anche per voi". In Italia si schierano a capo delle liste i segretari di partito, addirittura la Presidente del Consiglio in carica, pur di attrarre la gente alle urne, anche se già si sa che - seppure eletti - non lasceranno la carica; non basta, vengono reclutati "nani e ballerine" come la carcerata Ilaria Salis e il fenomeno da bancarella generale Vannacci e, addirittura, viene permesso a una lista arlecchino di raggruppare quasi una ventina di simboli di micropartiti pur di alzare di un paio di punti la percentuale di affluenza alle urne. Perché? Perché la vera partita è tutta qui!

Veniamo da cinque anni di pura distopia, di guerra, di psicosi da pandemia, di folli politiche green ispirate all'ideologia del "cambiamento climatico causato dall'uomo", di assunzione di potere a livello europeo a discapito della sovranità degli Stati Membri, di ruolo preponderante della BCE. Veniamo dall'uscita dalla UE del Regno Unito che si è riallineato, al comando dell'Occidente, nella sua "special relationship" con gli USA i quali, soprattutto dall'elezione di Biden per conto delle élite globaliste di stampo liberal progressista, hanno chiarito i termini di ogni questione politica dal loro punto di vista, trattando l'intero Occidente come "cosa nostra".

Veniamo da un quinquennio dove il ruolo della Commissione Europea, organo esecutivo delle istituzioni europee (in pratica, il Governo), è cresciuto a dismisura e la figura del Presidente, ricoperta da Ursula Von Der Leyen, si è fatta sempre più incombente, rendendo chiaro a tanti come l'Unione Europea del XXI secolo sia una cosa assai diversa dalla CEE della seconda metà del XX secolo; non più una comunità di libero scambio che esprime l'ideale di "Europa dei popoli", ma una "unione pattizia di Stati" (come da sentenza della Corte Costituzionale tedesca) che si sta dirigendo verso la costituzione di un super Stato europeo che già viene chiamato "Stati Uniti d'Europa" dagli esponenti dei partiti progressisti e globalisti, come se già esistesse.

Tuttavia, l'intero progetto europeo dei globalisti non può realizzarsi se i popoli, prendendo coscienza di quanto sta avvenendo, smetteranno di dare il proprio consenso alle istituzioni europee attraverso il voto per eleggere i propri rappresentanti al Parlamento Europeo, organo che condivide con la Commissione - già titolare del potere esecutivo assieme al Consigli dei Ministri Europei - il potere legislativo, seppure in posizione subordinata. Un Parlamento che quindi conta meno dei Parlamenti dei vari Stati, ma che ha un valore ideale e simbolico estremamente grande per reggere in piedi la baracca.

Infatti, in caso di affluenza alle urne in crollo sarebbe assai difficile considerare legittimata la Commissione Europea, che è composta da membri non eletti, nel suo ruolo di Governo che nemmeno è legato alla fiducia del Parlamento. E sarebbe difficile sostenere le politiche imposte dalla BCE senza legame con la base elettorale, nemmeno indiretto. Una percentuale di voto che andasse sotto la soglia del 50% potrebbe avere effetti devastanti e infatti vedremo una campagna elettorale che metterà al primo posto la partecipazione, prima ancora della preferenza ai singoli partiti. Ma qui si apre un ulteriore problema, almeno per chi come me è ancora cattolico, conservatore e identitario.

Se all'estero i partiti con questo orientamento esistono e talvolta sono perfino al Governo (Ungheria, Slovacchia, Portogallo) o hanno vasto seguito (Austria, Polonia, Spagna), in Italia semplicemente non ci sono. I partiti di Destra sono solo sovranisti, ma sono del tutto appecoronati al potere globalista USA; i partiti di Sinistra sono ovviamente espressione dell'ideologia dominante in Occidente, quella dell'élite massonica e globalista; percui se non è pane è polenta, se non è grano è mais, ma sempre di farinacei si parla, per usare la metafora alimentare. Non se ne dà fuori: se sei contro la biopolitica (lo Stato che pretende di dettar legge sul corpo e sulle funzioni vitali delle persone), contro il militarismo aggressivo della NATO, se sei a favore delle identità locali e del principio di sussidiarietà, fino all'autodeterminazione dei popoli, se sei per la preminenza della persona rispetto a economia e politica, se sei contro l'immigrazionismo, se sei contro l'ideologia green perché sei a favore di un rapporto ordinato con l'ambiente, se non aderisci alla "cancel culture" e al "wokismo" e al tempo stesso sei però antifascista, semplicemente non hai rappresentanza.

E allora? Che fare? Beh, per quanto mi riguarda ho deciso: giocherò la partita dell'affluenza al 50%, stando a casa e sperando che la percentuale di metà degli elettori non venga raggiunta, almeno per vedere l'effetto che fa. Tanto, per chi la pensa come me sulla vita, sull'Europa e sulla politica in generale, succede già quello che dice la signora Metsola: "decidono gli altri per me", perché le mie idee di cattolico conservatore identitario non sono ammesse nell'agone politico italiano, anche per colpa della tragica situazione interna alla Chiesa. Ma questo è un altro discorso che farò un altra volta.

 

 

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