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Pensiero e Idee 07-07-2022

SIAMO SCHIAVI DELL' AGENDA MONDIALISTA

In questo periodo di emergenza sanitaria siamo tutti sottoposti all'ossessionante propaganda governativa che ripete, come in un mantra tibetano, la parola "vaccino" in tutte le sue declinazioni e applicazioni

 

 

In questo periodo di emergenza sanitaria siamo tutti sottoposti all'ossessionante propaganda governativa che ripete, come in un mantra tibetano, la parola "vaccino" in tutte le sue declinazioni e applicazioni. Ma siamo sicuri che non sia solo per questo argomento che la democrazia è di fatto sospesa e incanalata in binari prestabiliti?

Il dibattito politico dovrebbe svilupparsi su tutti i fronti, in una democrazia dove al popolo venga riconosciuto un ruolo che non sia solo quello di telespettatori chiamati di tanto in tanto al televoto, ovvero quando i sondaggi danno sufficienti garanzie che le cose si possano comunque aggiustare in Parlamento, se proprio la massa non esegue con precisione le indicazioni date con i sondaggi pilotati dei mesi precedenti.

Invece noi assistiamo, almeno nell'ambito della Repubblica Italiana a cui le terre venete sono sottomesse, a una riduzione del dibattito politico essenzialmente su 5 temi, quelli prioritari dell'agenda mondialista dei liberal-progressisti. Essi sono:

Il Global Warming e le connesse politiche della Green Economy
Agenda Arcobaleno, con il corollario di iniziative contro la famiglia, la paternità, la maternità, e a favore della galassia LGBTIQ+etc.
Immigrazione dall'Africa e dall'Asia
Politiche malthusiane, con accento su aborto ed eutanasia
Introduzione di misure rivestite di paternalismo per la salute e la sicurezza, ma tendenti a sottoporre le persone al dominio della Tecnologia e della Medicina
La trattazione di questi argomenti è proposta secondo il modello "amico/nemico", "buono/cattivo", "civile/incivile", "democratico/fascista", "istruito/ignorante". Vale a dire che chi aderisce pedissequamente alla linea liberal-progressista appartiene alle categorie positive, chi dissente non viene nemmeno messo nella condizione di esprimere le sue motivazioni perché è aprioristicamente incasellato nelle categorie negative.

A sostegno di questa strategia ci sono istituzioni potenti come l'Unione Europea, perfettamente allineata nei suoi due gruppi parlamentari preponderanti e ancor più nella sua gerarchia di cariche a nomina; come lo star system e l'establishment mediatico, opportunamente pilotati e nei quali le poche voci dissonanti sono previste e lasciate esprimere entro certi limiti per dare una parvenza di pluralismo; infine da 8 anni anche la gerarchia della Chiesa Cattolica che, fino al 28 febbraio 2013, era il grande baluardo che resisteva sui temi etici e sociali all'ideologia liberal-progressista.

Una trattazione sistematica dei 5 temi va fatta in altra sede. Qui basti riflettere sul filo rosso che unisce i 5 punti, ovvero la sottomissione dei popoli allo strapotere dello Stato che, con leggi progressive, si prefigge di imporre: il controllo dell'alimentazione (punto 1) e dell'accesso alle risorse, la distruzione della rete sociale di famiglie e comunità (punto 2) con la riduzione dei cittadini a monadi e a meri consumatori, la cancellazione delle culture tradizionali e del patrimonio di consapevolezza che recano in dote (punto 3), il dominio sulla vita e sulla morte finalizzato alla pianificazione demografica (punto 4) secondo i desiderata dei potenti, infine il controllo totale di ogni forma di dissenso attraverso la paura, l'ipocondria e l'intimidazione (punto 5).

In queste condizioni riuscire ancora a parlare di fiscalità, di territorio e urbanistica, di diritti politici, di impresa e lavoro, di scuola e formazione, di autodeterminazione dei popoli e delle persone, di progettazione del futuro sia politico che sociale, diventa proibitivo. Riuscire a fare comunità, a riconoscersi in valori condivisi, a sviluppare ragionamenti e a far circolare idee è quasi impossibile e non solo per la limitazione alla libertà di movimento che ci è stata imposta con il pretesto della pandemia.

Questo articolo non propone una soluzione, perché ciò richiederebbe tempo e spazio in eccesso. Propone invece di riflettere, di far mente locale sul problema e di cominciare a elaborare autonomamente delle possibili vie d'uscita da questa prigione invisibile, nella quale siamo stati rinchiusi mentre badavamo ai fatti nostri.

 

 

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